Chi sono e cos’è il mental coaching?

ICF

Prima di dirti cos’è il mental coaching, ti dico chi sono e perché posso parlare di questo delicato argomento.

Mi chiamo Roberto Tartaglia e sono nato il 25 luglio 1977.

Sono un professionista della comunicazione dalla metà dei meravigliosi anni Novanta (breve momento nostalgia…), appassionato studioso di mente e neuroscienze da tantissimi anni ed ex atleta di kung fu (oro italiano e intercontinentale).

Sono un coach professionista (professione esercitata in conformità alla legge 4/2013) membro della ICF – International Coach Federation (ID: 009143831I).

Mi sono formato e certificato con rigorosi test ed esami presso la Advanced Coach Academy di Giovanna Giuffredi. Nella stessa scuola mi sono specializzato in Sport & Wellness Coaching con il metodo “Inner Game” di Timothy Gallwey.

Ho studiato le basi e le tecniche di Terapia Razionale Emotiva Comportamentale (REBT) con lezioni tenute dal Prof. Mario Di Pietro, per un loro utilizzo non terapeutico all’interno del coaching.

Sono anche Master Practitioner in Programmazione Neuro Linguistica (PNL), con certificazione a firma del fondatore, Richard Bandler, sebbene mi limiti a utilizzare, di questa disciplina, solo le tecniche che hanno trovato, nel tempo, una validità scientifica.

Negli anni, mi sono specializzato anche in comunicazione non verbale con gli studi dell’ex agente speciale FBI Joe Navarro e con certificazioni rilasciate dal Paul Ekmann Group.

Oggi mi occupo di life, wellness e sport coaching e di mental training (allenamento mentale), integrando i dettami ICF con tecniche di visualizzazione mentale, comunicazione, concentrazione, dialogo interiore, REBT, meditazione mindfulness e filosofie orientali apprese in decenni di pratica marziale.

Il mio metodo è rigorosamente scientifico, si avvale delle continue ricerche nel campo delle neuroscienze e attinge dagli studi di grandi come Oliver Sacks, Norman Doidge, Vilayanur S. Ramachandran, Mihály Csíkszentmihályi, Alexander Lurija, Daniel Goleman, Paul Ekman e Howard Gardner.

La mia più grande fortuna, al di là degli studi, è quella di avere a che fare con grandi professionisti della neuroeducazione che mi hanno insegnato e continuano a insegnarmi moltissimo, sulla mente e sul sistema nervososo.

Possiamo effettuare sessioni di coaching dal vivo nella provincia di Latina e talvolta su Roma. Nel resto d’Italia, a meno di precisi accordi, possiamo lavorare senza problemi al telefono, o via Skype, metodo utilizzato con efficacia e da tempo in gran parte del mondo.

Puoi contattarmi per una prima sessione conoscitiva, gratuita e senza impegno, via email all’indirizzo coach@sereniefelici.it.

Cos’è il mental coaching: ci sono prove della sua efficacia?

Ce ne sono molte, che è possibile rintracciare anche su Google Scholar.

In questo Report scientifico, per esempio, vengono presi in esame ben 8 studi che dimostrano i risultati ottenibili con una pianificazione degli obiettivi, sia nel lavoro che nella vita. La pianificazione degli obiettivi è il punto di partenza e base di ogni percorso di coaching.

Inoltre, la British Psychological Society ha evidenziato che inserire un allenamento mentale mirato e professionale nel percorso di un atleta può portare a un miglioramento delle prestazioni sportive come minimo del 57%.

Anche uno studio dell’International Personnel Management Association, pubblicato già nel 2002 dal Financial Time, riporta interessanti risultati. Lo studio ha dimostrato come la produttività delle persone migliori del 22% con la formazione e dell’88% con il coaching.

Insomma, il coaching funziona e ce lo dice la scienza.

Come mai divento un mental coach?

Sin da piccolo affronto un percorso di vita che mi conduce a un’approfondita conoscenza della natura umana e a una improcrastinabile crescita personale.

Questo a causa di problematiche perlopiù derivanti da sintomi misteriosi di cui solo a 33 anni scoprirò l’origine: la Sindrome di Tourette.

Nel 2010, dopo 365 ininterrotti giorni di neurorieducazione e senza alcun medicinale, riesco a debellare i sintomi disturbanti, grazie al supporto degli specialisti della Onlus “Ast-Sit“.

Negli anni, quindi, sviluppo un approccio costruttivo alla vita e una resilienza che mi portano verso la realizzazione di numerosi obiettivi, nonostante mille difficoltà oggettive, come, ad esempio, i seguenti:

  • Nei primi anni del 2000, formo una band che scala le vette mondiali della classifica dei migliori gruppi rock di Vitaminic, mantenendo per lungo tempo le prime posizioni al mondo. Radio RAI mi riserva un’intervista e le nostre canzoni vengono messe in rotazione per mesi. Il tutto senza avere alcuna casa discografica a supporto.
  • Nel 2002 vinco la medaglia d’oro intercontinentale di kung fu.
  • Nel 2003 vinco la medaglia d’oro nel campionato italiano di kung fu.
  • Dal 2009, autopubblico i miei romanzi, che diventano subito dei bestseller online, senza l’aiuto di alcuna casa editrice.
  • Nel 2012, dopo 5 anni di cronaca nera, supero l’esame di stato e divento un giornalista iscritto all’Ordine Nazionale.
  • Sono fondatore, dal 2013, del progetto www.viverediscrittura.it  e del sito www.robertotartaglia.com, nonché relatore in diversi convegni.
  • Nel 2014 supero i test d’ingresso e divento membro del MENSA – THE HIGH I. Q. SOCIETY, associazione internazionale che, da quasi un secolo, attraverso test specifici, recluta il 2% della popolazione mondiale con un quoziente intellettivo molto elevato (mensa.it).
  • Dal 2012 al 2013 vengo eletto Consigliere del Consiglio Direttivo della Onlus “Ast-Sit”, che si occupa di Tourette a livello nazionale, e dal 2013 ne sono Presidente.

Visti i risultati ottenuti, ho sviluppato una forte fiducia nel potenziale umano.

Ed è per questo che ho deciso di studiare tecniche e strategie che mi permettessero di aiutare anche altri a realizzare i propri obiettivi di vita.

Ok, e ora: cos’è il mental coaching, in pratica?

Prima di dirti cos’è il coaching, ti dico cosa non è.

Il coaching non è terapia. Può supportare le terapie, certo, ma non le sostituisce. E non è un percorso motivazionale. Il motivatore, dunque, non è un coach. Così come non lo è un formatore. Il coach non ti dice che sei forte e non si mette davanti a una lavagna per insegnare. Si tratta di lavori del tutto diversi.

Anche nel coaching arrivano motivazione, autostima e tante altre belle sensazioni, ma come conseguenza dell’individuazione di strumenti e strategie.

Inutile dirti che sei forte e motivarti, se poi torni a casa e non hai gli strumenti per affrontare i problemi e raggiungere i tuoi obiettivi. Giusto?

Il coaching, dunque, è un intervento non terapeutico che si sviluppa come conversazione tra il coach e l’altra persona (il coachee, o partner di coaching).

Una conversazione che permette al coachee di trovare, riconoscere e utilizzare le sue risorse, il meglio di sé, le sue potenzialità non ancora espresse, per raggiungere i suoi obiettivi di vita.

Il vero coach è fermamente convinto che ogni essere umano sia unico e che abbia in sé già tutte le risorse necessarie per raggiungere i propri obiettivi.

Per questo motivo, il coach ascolta il coachee e stimola i suoi ragionamenti, senza alcun giudizio o pregiudizio, senza alcuna interpretazione e nella più totale trasparenza.

A cosa serve, il mental coaching?

Il coaching ti permetterà di raggiungere un livello più elevato di performance, di apprendimento o di soddisfazione negli àmbiti più disparati.

Prenderai coscienza delle tue capacità e farai emergere le tue potenzialità, trasformando i desideri in risultati.

Il mio obiettivo è portare nel coaching la filosofia che da sempre mi accompagna: quella del costante e continuo miglioramento quotidiano.

Determinazione, passione e perseveranza sono i miei strumenti preferiti.

Troppo spesso, infatti, le potenzialità di ciascuno di noi sono sepolte sotto cattive abitudini, convinzioni limitanti che abbiamo acquisito negli anni e blocchi emotivi. Il coaching butta via tutto questo, per far emergere il meglio!

Corpo e mente diverranno perfettamente allineati e funzionali, grazie a percorsi mirati di coaching. Prenderanno vita dei miglioramenti strutturali che dureranno nel tempo. In questo modo potrai raggiungere il meglio nello sport, nel lavoro e nella vita di tutti i giorni.

Cosa fa un mental coach?

Il coach ha la responsabilità di accompagnare il coachee lungo questo percorso di consapevolezza, di facilitare i suoi ragionamenti e la gestione della sua emotività, di aiutarlo a trovare e a raggiungere i suoi obiettivi di vita.

Il coachee, dal canto suo, ha la responsabilità di impegnarsi per far sì che tali obiettivi vengano raggiunti. Senza il suo impegno, infatti, il lavoro svolto con il coach sarebbe nullo.

Per riprendere quanto scritto sul sito di IFC Italia: «Il coaching è concepito per aiutare i clienti a incrementare le loro conoscenze e performance e migliorare la qualità della vita. Il coaching si concentra principalmente sul presente e il futuro. Non si concentra sul passato o sull’impatto del passato sul presente. Il coaching usa le informazioni del passato solo per chiarire la situazione presente. Far muovere il cliente in avanti non può dipendere da fatti del passato.»

Il coachee è sempre il fulcro di tutto il lavoro.

Le sessioni di coaching saranno riservate?

Assolutamente sì! Io sono membro della International Coach Federation e ne condivido il Codice Etico, che ti invito a leggere attentamente.

Come leggerai, fa parte di questo codice la massima riservatezza di quanto detto all’interno delle sessioni di coaching (Sezione 4: Confidenzialità/Privacy).

Dove e come si svolgono le sessioni di coaching?

Ogni sessione dura circa un’ora ed è mia abitudine svolgerla in un luogo neutro, informale. Personalmente, preferisco effettuare sessioni all’aperto, quando possibile, o in luoghi pubblici e tranquilli.

Potremmo, dunque, effettuare sessioni:

  • nella tua palestra,
  • in un parco,
  • in montagna,
  • sulla spiaggia,
  • sul tuo terreno di gioco,
  • in un caffè non affollato…

Si inizia sempre con una prima sessione gratuita e senza impegno, che io definisco “conoscitiva”. Questa sessione dura 30 minuti e ci permetterà di capire se le tue necessità sono affrontabili con il coaching, oppure no.

Se sì, decideremo insieme come lavorare e per quanto tempo.

Come ti dicevo, possiamo vederci dal vivo nella Provincia di Latina e su Roma. Per il resto d’Italia, a meno di specifici accordi, possiamo effettuare sessioni di coaching tranquillamente via Skype o telefono.

L’indirizzo email per contattarmi, se non lo hai già annotato, è coach@sereniefelici.it.

Che rapporto c’è tra coach e coachee?

Coachee e coach sono partner alla pari.

Si tratta di un rapporto fondato sul rispetto e sulla fiducia, da ambo le parti. Questi sono requisiti fondamentali per intraprendere un rapporto funzionale.

Il coach non è un maestro di vita o un esperto che detta legge, è un supporto che accompagna il coachee sottobraccio verso i suoi obiettivi e le sue soluzioni.

Che differenza c’è tra mental coach e psicologo?

Le differenze tra queste due professioni si trovano nell’àmbito in cui operano.

Lo psicologo lavora nell’àmbito clinico, principalmente. Si occupa di problemi psicologici spesso profondi, che richiedono un percorso articolato di introspezione. Ci sono varie metodologie di indagine psicologica, non esiste solo una “psicologia”, o un solo tipo di “psicologo”.

Il mental coach, invece, lavora fuori dall’àmbito clinico.

Il cervello è un organo fondamentale e bisogna saperlo utilizzare al meglio. Non bisogna per forza vivere un disagio mentale, per lavorarci su. Anche nella sana vita di tutti i giorni abbiamo bisogno di ottimizzare le nostre prestazioni sportive, lavorative, o di migliorare le nostre abitudini per una vita più felice e serena.

Ecco, il mental coach lavora in questo campo, quello non riconducibile per forza a problematiche cliniche o affini.

Talvolta anche gli psicologi si occupano di queste tematiche e alcuni mental coach sono anche psicologi, ma preferiscono utilizzare le tecniche di coaching perché le reputano più performanti.

Per quanto mi riguarda, non si può fare coaching se non si ha una buona conoscenza della mente umana e del sistema nervoso in generale.

Se non si ha idea di cosa stia accadendo all’interno del cliente, non si potrà lavorare bene e supportarlo a dovere nel suo percorso. Ma questo non vuol dire essere per forza iscritti all’Ordine degli Psicologi, perché non si sta svolgendo quel tipo di lavoro.

Questo è il mio punto di vista.

Un’altra precisazione a cui tengo è la polemica che spesso vede contrapposti gli psicologi e i coach.

Molti psicologi, infatti, asseriscono che ogni professione che lavori con la mente umana debba essere esercitata solo da psicologi, o medici che si occupano di mente e sistema nervoso.

Questa, per me, è una posizione estrema, forse volta a preservare una sorta di predominanza della professione, non so. Anche se, a conti fatti, non c’è concorrenza tra psicologi e mental coach. Anzi, dovrebbe e potrebbe esserci una proficua collaborazione.

E poi, in fondo, tutti lavoriamo con la mente, volente o nolente. Un insegnante, in realtà, è un neuroeducatore, pur non essendolo di fatto. L’insegnamento modifica le sinapsi dello studente e consolida in lui nuovi apprendimenti. Quindi è a tutti gli effetti neuroeducazione.

Lo stesso dicasi per lo sport.

E che dire della pubblicità? Agisce sulla nostra emotività per spingerci ad acquistare prodotti e, quindi, verso azioni che in assenza del messaggio probabilmente non avremmo mai effettuato.

Vogliamo poi parlare della politica, dell’utilizzo degli interruttori cognitivi e dei princìpi di persuasione?

Sono molte le professioni che lavorano con la mente, ma non tutto può essere riconducibile alla professione dello psicologo. Sarebbe come dire che un personal trainer non può lavorare con il corpo umano, perché deve essere prerogativa esclusiva dei medici. Questo discorso va bene per una riabilitazione, ma non per il sano allenamento muscolare.

Il famoso psicologo e psicoterapeuta Dr. Michael Bader, nell’articolo “The Difference Between Coaching and Therapy is Greatly Overstated“, chiude dicendo che la differenza tra le due professioni, in àmbito non clinico, per lui è irrilevante. E aggiunge: “Ciò che importa è che le persone ricevano aiuto nei loro sforzi per crescere, padroneggiare i loro problemi e diventare più efficaci nelle loro vite. Entrambi gli approcci mirano a farlo. A chi importa (nonostante le licenze e gli Ordini) come li chiami?”

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