Come superare lo stress lavorativo, scolastico e sportivo?

Come superare lo stress lavorativo, scolastico e sportivo?

 

Come superare lo stress lavorativo, scolastico e sportivo? Te lo spiego in questo articolo, facendo parlare la scienza e illustrando metodi precisi.

Lo stress è uno dei “mali del nostro tempo”. Come e da cosa è causato? Come reagisce il nostro corpo, quando è sotto stress, e come combatterlo e tornare finalmente a rilassarsi? Vediamolo insieme e capiamo come il coaching ci può aiutare.

 

Stress: cos’è e come si manifesta?

L’affermazione più stupida che si possa fare, rispetto allo stress, è quella di definirlo al pari dell’affaticamento muscolare.

Quando ebbi un crollo nervoso, tempo fa, a causa di un eccesso di lavoro in ufficio, la frase che mi venne rivolta più spesso fu: “Allora, se lavorassi la terra o spaccassi le pietre, saresti morto!”.

Forse hanno detto qualcosa del genere anche a te, non so. Se è così, sappi che i motivi per cui una frase del genere viene pronunciata sono 2:

  1. Per interessi personali. Il tuo capo, ad esempio, vuole togliersi quel peso dalla coscienza che dice “è colpa tua”. Oppure un parente o amico che svolge un lavoro fisico tenta a tutti i costi di confrontare le due realtà per mostrare la sua forza, o per far vedere che anche il suo lavoro è duro (come in effetti è, ma in altro modo).
  2. Per ignoranza. C’è chi si esprime pur non sapendo di cosa si stia parlando. Dirai che se non si conosce un argomento è meglio tacere. Giusto, ma gli psicologi Dunning e Kruger ci hanno insegnato che la mente umana non funziona così. Ecco, allora, che arrivano giudizi non richiesti e oggettivamente sbagliati.

Partiamo da un presupposto: lo stress non è paragonabile a un affaticamento muscolare. Come ci insegnano gli esperti, da un affaticamento muscolare ci si riprende con il giusto riposo, una corretta alimentazione e l’allenamento (che in questo caso è la ripetizione dello stesso lavoro per un periodo iniziale di adattamento). Lo stress non si risolve così facilmente, purtroppo. E, in effetti, è più paragonabile a un’infiammazione tendina che ti costringe a letto e che, se continui a lavorare, peggiora e genera seri danni strutturali.

Compreso ciò, da cosa è causato?

Ognuno di noi reagisce allo stress in maniera diversa. Ciò che è certo è che esistono vari agenti stressogeni, nella nostra vita, e ne esisteranno sempre. Elementi che non possiamo controllare, pronti a compromettere la nostra serenità: eccesso di lavoro, lutti, separazioni, malattie, aggressioni (anche verbali), o una continua esposizione ad ambienti “tossici” (come posti di lavoro carichi di astio e invidie o, peggio, pensa ai militari in zona di guerra).

La vita è così, nessuno ha mai detto che sia facile. Ma c’è una buona notizia: abbiamo il pieno controllo delle nostre reazioni all’intrusione di questi elementi.

Lo stress, così come lo intendiamo, consiste nell’attivazione di un sistema di allerta e difesa, nel nostro organismo. Il sistema nervoso mette in guardia tutti gli altri sistemi interconnessi, dicendo: attenzione, pericolo in arrivo!

A questo messaggio, che parte dal nostro cervello limbico, quello che ci accomuna agli altri mammiferi e che comprende anche l’amigdala, la “componente” del cervello preposta alla gestione delle emozioni, tutto l’organismo reagisce di conseguenza.

Ecco allora che le ghiandole surrenali iniziano a produrre cortisolo, l’ormone dello stress, appunto, e aumenta il livello di adrenalina in circolazione. Insomma, ci prepariamo ad affrontare il problema con le risposte più ancestrali di cui disponiamo, che arrivano dal nostro cervello più antico: il cervello rettile. Le risposte sono quelle di lotta, fuga o congelamento.

 

Come reagisce il nostro corpo, allo stress?

Le reazioni del nostro corpo, in questi casi, sono estreme, come giusto che sia.

Tutti i nostri sistemi si preparano per fornire la massima energia ai muscoli che devono lottare, fuggire o paralizzarsi. In questo modo, l’organismo rallenta la digestione, indebolisce il sistema immunitario, aumenta i battiti del cuore e la pressione sanguigna, innalza il livello di zuccheri nel sangue, riduce il senso di fatica e sonno e così via.

Ora, se questa reazione è necessaria per raggiungere uno scopo a breve termine, come fuggire da un leone o da un criminale, va benissimo, ma se la condizione di stress si cronicizza e si prolunga nel tempo, anche dinanzi a problemi che non richiedono un simile sforzo, le cose non vanno affatto bene e la nostra salute è in serio pericolo.

 

Come riconoscere lo stress cronico?

Una situazione cronica compromette seriamente l’omeostasi, l’equilibrio del nostro organismo.

Ed ecco che nascono le varie patologie tipiche dei nostri tempi, che vanno dal semplice indolenzimento di muscoli trapezi e cervicali, per arrivare sino a ulcere, insonnia, diabete, disfunzioni degli organi interni e comportamenti dannosi come l’assunzione di sostanze che crediamo rimettano a posto le cose: caffeina, nicotina, cocaina…

In sostanza, in una situazione di stress cronico, il nostro organismo si trova nella perenne condizione di allerta. Ci ritroviamo a vivere in un continuo stato di ansia, in attesa che qualche sciagura ci colpisca, che qualche nemico ci attacchi, che la nostra serenità venga compromessa.

E non ci rendiamo conto che la stiamo già compromettendo, questa serenità.

Il tutto parte da un’immagine mentale di ciò che potrebbe affliggerci, colpirci. In questa situazione, il corpo reagisce come detto, ma noi non ce ne rendiamo conto, tanto siamo immersi nei nostri pensieri. La nostra mente, allora, si difende con pensieri che allevino l’ansia, ma si tratta di pensieri che non hanno alcunché di costruttivo.

Parliamo di preoccupazioni, o rituali scaramantici (come avviene nel caso dei disturbi ossessivo-compulsivi) che nascono dal nostro ancestrale pensiero magico (ancora oggi riscontrabile in alcuni mammiferi, o in tribù indigene che vivono in condizioni primitive).

 

Come superare lo stress, dunque?

I metodi per ridurlo e combatterlo sono diversi.

Prima di tutto, dobbiamo prendere in considerazione quella vocina fastidiosa che ci mette in condizione di star sempre sul chi-va-là. Timothy Gallwey, nel libro “Il gioco interiore nello stress”, chiama questa vocina “l’artefice dello stress”.

Si tratta di quell’insieme di pensieri che ci fanno presagire disastri imminenti, conseguenze drammatiche a eventi appena accaduti, quei pensieri che ci fanno credere di non potercela fare.

Chi soffre di disturbi ossessivo-compulsivi sa bene di cosa parlo, perché l’esperienza è nettamente più forte, ma anche persone che non ne soffrono sono certo che conoscono l’”artefice dello stress”. Tutti abbiamo dentro di noi questo “artefice dello stress”, è il nostro “Antagonista”. Ma possiamo zittirlo. Come? Con l’”Eroe” che è dentro di noi, proprio come accadrebbe in un racconto epico.

Questo Eroe lo possiamo riconoscere dando ascolto non alla vocina, ma alle nostre sensazioni. Ascoltando il corpo.

Non sai quante volte sono riuscito in compiti che mi sembravano impossibili, o lo sembravano alla vocina, semplicemente dicendo “sento di farcela, proviamo”. Vado dal vincere la medaglia d’oro intercontinentale di kung fu all’affrontare un lungo viaggio senza cibo e bevande. La vocina diceva: «oddio, non ce la farai mai, non ci sono i presupposti logici per farcela, fermati o succederà qualcosa di terribile». L’Eroe, invece, diceva: «provaci, puoi sempre inventarti un piano B, alle brutte, ma ce la farai, sei nelle giuste condizioni per farlo». E non era una scusa, non era una seconda vocina, era qualcosa di più profondo, come dicevo prima, si trattava di sensazioni.

Difficile da spiegare, è un qualcosa che va sperimentato. Attenzione a non confondere questo stato con l’incoscienza, non sono la stessa cosa. C’è sempre coscienza in quello che si fa, quando si entra in questo stato, ma si è più obiettivi, realistici e determinati.

Un altro metodo per sconfiggere lo stress è il divertimento unito all’apprendimento. Ogniqualvolta ti trovi a fare qualcosa di impegnativo, poniti nella condizione di chiederti e comprendere cosa ti sta insegnando, quell’esperienza. E unisci questo apprendimento  al divertimento. Goditi ciò che stai facendo. Anche se non ti piace. Ogni esperienza che facciamo ci insegna qualcosa. Posso dirti con estrema certezza che non sarei chi sono oggi, se non avessi vissuto delle esperienze molto negative, in passato. Ciascuna di esse mi ha insegnato qualcosa, anche l’aver rischiato di morire.

Per far questo dobbiamo imparare a coltivare la presenza mentale, come ci insegna la mindfulness e, prima ancora, la meditazione orientale.

Sono molti gli esercizi che possono insegnarci a passare dal nostro attuale stato di proiezione al passato o al futuro a uno stato di presenza nel qui e ora.

Conosco tantissime persone che non hanno idea di cosa stia accadendo ora. Se chiedi loro cosa hanno mangiato a pranzo, devono rifletterci su. Sai perché? Perché mentre mangiano hanno la testa altrove. Mentre hanno in bocca un boccone, già ne portano un altro alle labbra. Non gustano il momento, non lo vivono. Persone che lavano i denti più di una volta di seguito perché non ricordano di averlo già fatto. Anche io ero così.

Peraltro, coltivare la presenza mentale permette anche di prendere atto dei nostri pensieri negativi, analizzarli, guardarli da altri punti di vista e zittirli, mettendoli in seria discussione. In questo modo potrai interrompere quel circolo vizioso che ti aveva ingabbiato. Fai in modo che questo divenga un esercizio quotidiano, finché non ti renderai conto che è ormai parte di te.

E ancora: per sconfiggere lo stress, fa’ sì che il corpo dia ordini alla mente. Un consiglio che dà il monaco vietnamita Thích Nhất Hạnh, nel magnifico libro “Il miracolo della presenza mentale”, è quello di sorridere, mentre si medita. E ha ragione. Sono stati effettuati diversi studi scientifici, sul tema, e si è notato che chi sorride volontariamente si diverte molto di più ed è più sereno di chi non lo fa, a parità di attività svolta (il cosiddetto “embodiment“).

Allargare le spalle e camminare con la schiena retta, tonificare i muscoli con l’attività fisica, sorridere, sono tutti atteggiamenti che inviano messaggi positivi, alla nostra mente. Messaggi di sicurezza, di serenità e divertimento. In questo scenario, poi, un capitolo a parte lo merito il respiro.

Controllare e calmare la respirazione, infatti, ha un effetto davvero miracoloso, sull’organismo e sullo stress.

La respirazione ha un effetto diretto sul sistema vagale che, tra le altre cose, regola anche i battiti del cuore. Respirare con calma, dunque, calma il cuore e, di conseguenza, porta equilibrio in tutto il resto dell’organismo. Senza contare il fatto che ossigena il sangue e ci permette di ragionare meglio, dato che il cervello si nutre di ossigeno in maniera famelica.

Inoltre, uno studio pubblicato nel dicembre 2016 sul Journal of Neuroscience ha dimostrato come il ritmo respiratorio sia in stretta correlazione con il controllo delle emozioni e con la memoria.

Come si legge in questo articolo, infatti, l’autrice principale dello studio, Christina Zelano, assistente del professore di neurologia alla Northwestern University Feinberg School of Medicine, ha detto: “Uno dei principali risultati di questo studio è dimostrare che esiste un’enorme differenza nell’attività cerebrale nell’amigdala e nell’ippocampo durante l’inalazione, rispetto all’espirazione. Quando inspiri, stai stimolando i neuroni nella corteccia olfattiva, nell’amigdala e nell’ippocampo, in tutto il sistema limbico.” In merito alla meditazione, ha detto: “Quando inspiri, in un certo senso, sincronizzi le oscillazioni cerebrali attraverso la rete limbica.”

Si tratta, dunque, di un atteggiamento volontario, come il sorridere o il camminare a testa alta, ma con implicazioni ancor più profonde e interessanti.

Significativo, nella lotta allo stress, risulta anche il rallentamento. Rallenta!

Al contrario di quanto vuol farti credere il capo, la TV, o il sistema di lavoro che è stato creato oggi, non siamo fatti per essere “multitasking”. Lo è il computer, ma non lo siamo noi. E sono le neuroscienze, a dircelo. Non lo siamo dal punto di vista neurologico. Non lo sono gli uomini e non lo sono le donne. Non dar retta ai miti e alle legende metropolitane!

Fare mille cose insieme, portare a termine innumerevoli compiti, il non fermarsi mai, porta al decadimento, allo sfinimento e, nei casi molto gravi, alla morte. Ci sono tanti casi di cronaca di questo tipo, purtroppo.

Thích Nhất Hạnh e Timothy Gallwey ci dicono di rallentare, e hanno ragione. È il tuo corpo a dirti quando stai esagerando. Per allenarti ad ascoltare il tuo corpo e a rallentare, fai come gli orientali: esegui dei semplici compiti quotidiani a un terzo della velocità normale e con la massima presenza mentale.

E riposati!

Le ferie, il sonno e il relax non sono perdite di tempo, come ti vorrebbero far credere. Chi sbaglia è proprio colui (o colei) che ti sta dicendo di seguire il suo esempio e di non mollare mai. Sbagliato! Questa persona non sa nulla di neurologia e di benessere. Farebbe bene a tacere.

Il riposo e il relax sono indispensabili per permettere al nostro corpo e alla nostra mente di rigenerarsi, di riprendere energie e di rielaborare ricordi, eventi ed emozioni. Anche in questo caso gli studi scientifici in tal senso sono innumerevoli. Vorrei vedere quali evidenze scientifiche sono in grado di fornire a loro supporto le persone che dicono di “non mollare mai”.

Infine, dobbiamo prendere atto di una cosa: non è la vita a causare lo stress, ma il nostro cervello. Tutto dipende da come noi reagiamo agli eventi della vita, è questo che determina il nostro stato di salute.

Reagire a un incidente d’auto rimuginando sul fatto che qualche idiota ha attentato alla nostra vita, ci ha distrutto l’auto e ora dobbiamo perdere tempo e soldi con avvocati e problemi vari, ci fa star male e ci getta in un turbine di emozioni negative. Reagire pensando che siamo vivi, che si tratta di normali eventi che possono accadere, in fondo non siamo gli unici ad aver subìto un incidente d’auto, cambia completamente le cose e ci pone in uno stato d’animo positivo, costruttivo e funzionale. In questi casi, anche cancellare i brutti ricordi, ci aiuta.

Un altra ricerca interessante è questa qui. A quanto pare, la lavanda ha un effetto ansiolitico, ora la scienza ce lo conferma. Ma solo se inalata. Il suo principio attivo, infatti, il linalolo, ha effetto sul nostro sistema nervoso solo attraverso la mediazione dei neuroni olfattivi. Quindi: via a piante di lavanda in casa, olii essenziali e altro! 🙂

Se attualmente sei in uno stato di difficoltà perché lo stress colpisce ai fianchi in modo pensate, prima di ricorrere alle medicine, prova con le erbe (sempre sentendo il tuo medico, perché potrebbero interagire con farmaci che prendi o con patologie che hai). Con me hanno funzionato le seguenti:

Per quanto riguarda l’integrazione ottimale di vitamine, sali minerali e aminoacidi, io ti consiglio il polline biologico. Ma non tutti ne amano il gusto. Io lo adoro.

Infine? Il rimedio migliore? Il coaching! Sì, ecco che il coaching ci torna di nuovo in aiuto e ci permette, con sessioni speciali e in condizioni non cliniche, di imparare come ridurre lo stress, nella nostra vita, per tornare a vivere sereni e felici!

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