Quali strumenti utilizza il coach?

Quali strumenti utilizza il coach?

Sembra che una delle domande più diffuse, sul coaching, riguardi gli strumenti utilizzati dai coach. Spesso ci si chiede se si tratti delle stesse tecniche e degli stessi strumenti degli psicoanalisti. Qui cercherò di fare un po’ di chiarezza.

È ovvio che una conoscenza del funzionamento della mente umana sia più che vantaggioso, ma il coach opera in maniera del tutto diversa dallo psicanalista. Anche perché diversa è la sua clientela. Lo psicanalista, il terapeuta, lo psichiatra e via dicendo si occupano di trattare il disturbo psichico o neurologico, il coach si occupa, invece, di aiutare il cliente a trovare risorse e soluzioni a esigenze di altra natura. “Esigenze di vita”, le definirei.

Mentre il terapeuta (per usare un termine generico) si tuffa nel problema e scava per trovarne l’origine, il coach lo bypassa. Lo tiene sempre presente, ma non si concentra su di esso, si concentra sulla persona e sulle sue risorse.

E sono proprio le risorse, che interessano al coach. Sono queste che permetteranno al cliente di trovare le soluzioni più adatte alle sue esigenze, con i suoi tempi.

In proposito, c’è una metafora che mi piace molto: il cliente va visto come un bozzolo di farfalla, quella meraviglia della natura è già lì dentro, ma ha bisogno dei suoi tempi per uscire, esplorare il mondo e trovare il coraggio di librarsi in volo. Rompere il bozzolo prima del tempo sarebbe un danno.

E, allora, come si muove, il coach per fare tutto questo?

Il coach ha a disposizione, tra gli altri, due strumenti molto efficaci, che vanno utilizzati sapientemente, per stimolare il ragionamento del cliente e l’individuazione delle risorse: le “domande potenti” e la “comunicazione diretta”.

Domande potenti

Il coach, prima di tutto, pone domande. Ma non domande semplici, casuali, “da amici”. Si tratta, al contrario, di domande mirate, studiate e ragionate. Domande che, di volta in volta, si adattano all’andamento della sessione, a ciò che il cliente dice. Domande che arrivano nel profondo del cliente per portare la sua mente verso uno stato potenziante, per permettergli di trovare risposte e soluzioni.

Possono essere domande chiuse (a cui rispondere con “sì” o “no”) che hanno una funzione di controllo, di verifica, ma anche e soprattutto domande aperte che richiedono un percorso interiore, per potervi rispondere. Le domande giuste, spesso lasciano il cliente interdetto, talvolta contrariato. Perché possono essere scomode, ma soprattutto inattese. Il cliente resta allora senza parole, non sa cosa rispondere. Ed è in quel momento che si sperimenta la vera forza del coaching. La mente comincia a esplorare nuovi scenari mai nemmeno immaginati, inizia a vagare, ad associare idee, a formularne di nuove. E tutto cambia.

Le domande del coach, infatti, hanno una caratteristica peculiare: portano sempre il cliente un passo in avanti rispetto al suo percorso verso l’obiettivo. Non costringono il cliente a giustificarsi, o a tornare indietro, per questo sono dette “potenti”.

Comunicazione diretta

Alle domande, poi, il coach affianca la “comunicazione diretta”, come dicevo. Ma cos’è?

Ovviamente si tratta di farsi comprende e di porsi in maniera educata e rispettosa, nei confronti del cliente. Ma questo è chiaro e scontato, per un coach professionale.

Quello a cui mi riferisco qui è altro.

Il coaching è un processo trasparente, “leggero”, colloquiale e, dunque, capita spesso che il coach si preoccupi di offrire feedback, di riproporre al cliente quanto ha appena detto per verificare che si stia andando nella direzione voluta o per aiutare il cliente a guardare da nuove prospettive ciò che non è chiaro.

Il coach può anche utilizzare questo strumento per confermare l’individuazione di obiettivi realistici, temporizzabili e misurabili, per chiarire il processo di coaching e l’agenda di incontri, ma anche per illustrare in modo trasparente, al cliente, lo scopo delle tecniche utilizzate (come sto facendo ora).

Infine, il coach può anche “premere il tasto pausa” per controllare d’aver compreso bene quanto detto dal cliente, o per chiedere al cliente il permesso per esternare una sua sensazione, o un suo pensiero.

 

Come hai visto, dunque, gli strumenti del coaching sono molti e davvero potenti ma, soprattutto, avrai notato che il cliente è e resta sempre il fulcro di tutto il processo: dall’individuazione degli obiettivi all’esplorazione di valori, credenze e motivazioni, sino alla scelta delle azioni da compiere nella vita per raggiungere quei traguardi, e anche nelle fasi di controllo.

Perché? Perché, non smetterò mai di dirlo, ognuno ha dentro di sé già tutte le risorse di cui ha bisogno, per raggiungere i suoi obiettivi, deve solo prenderne coscienza.

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