Motivazione intrinseca ed estrinseca: differenze e metodi per tenerla alta
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Motivazione intrinseca ed estrinseca: differenze e metodi per tenerla alta

Motivazione intrinseca ed estrinseca… quali sono le differenze? E come trovare la motivazione, nella vita? Come mantenerla alta anche quando sembra impossibile? Come sarebbe la tua vita se potessi controllare questo aspetto a piacimento?

Bene, ho un’ottima notizia: la motivazione si può controllare e ce lo dicono le neuroscienze. Seguimi e capirai come fare.

 

Come trovare la motivazione: un esempio pratico

Iniziamo subito con un esempio pratico.

Ho avuto modo di vedere “Notorius”, il documentario sulla vita atletica dell’irlandese Connor Mc Gregor, uno dei più grandi fighter di arti marziali miste mai esistito. Il suo record è quello di aver conquistato e mantenuto contemporaneamente due cinture di campione in due categorie di peso diverse.

Da giovane, Connor studiò le arti marziali per evitare di essere infastidito dagli altri, per far capire che lui era uno da cui stare alla larga, ci dice nel documentario. Poi, però, capì che lottare era ciò che amava fare.

Così, lasciò il lavoro, visse per diverso tempo dalla mamma, tra bollette in scadenza e difficoltà quotidiane. Ma in meno di 10 anni riuscì a diventare “The Notorius”, il mito che è oggi. A 29 anni era praticamente il re dell’ottagono di lotta delle MMA, nella più importante federazione mondiale: la UFC americana.

Più volte, nel documentario, sentiamo Connor dire che è grato per la vita che fa, che è felice di allenarsi e lottare, che ha realizzato il suo sogno atletico e di ricchezza economica. Ecco, questo è il punto fondamentale che ha portato un ragazzo irlandese che faceva altro, per vivere, a diventare un mito sportivo.

Sto parlando del piacere, della motivazione vera, quella intrinseca.

Ma andiamo per passi.

Motivazione intrinseca ed estrinseca

In psicologia è noto che esistono due tipi di motivazione:

  • Quella estrinseca, ovvero realizzare un obiettivo solo perché ci diranno bravo, perché avrò dei soldi, o perché vincerò un premio
  • Quella intrinseca, ovvero farlo per passione, per una spinta interiore di piacere che va al di là di ogni gratificazione esterna

La motivazione estrinseca è un fuoco di paglia, quella intrinseca è quella che dà grinta e perseveranza. Quando ho studiato psicologia nel corso della University of Pennsylvania, il professor Martin Seligman e la professoressa Angela Duckworth ci hanno parlato moltissimo di questo aspetto.

Quando mi chiedono perché sono contro i “guru” e i motivatori, rispondo che non è una questione personale, è solo che la scienza ci insegna che la motivazione deve essere allenata e non può essere innescata da qualcun altro, quasi fosse un’energia magica.

La motivazione intrinseca è quella che, anche di fronte alla prima sconfitta, ha fatto dire a Connor McGregor “so perché è andata così, so dove ho sbagliato, devo migliorare e andare avanti”. Non ha smesso di lottare, non ha buttato via tutto proprio perché la sua motivazione non era estrinseca e legata a un motivatore o al risultato del combattimento, ma intrinseca.

La motivazione intrinseca è ciò che ci permette anche di imparare dai nostri errori e di sviluppare quella caratteristica che oggi va tanto di moda: la resilienza, ovvero la resistenza che abbiamo anche a fronte di una scarsa motivazione.

Motivazione intrinseca ed estrinseca: come sviluppare la resilienza

Molti “guru” e molti manager oggi si riempiono la bocca con parole “di moda” come, appunto, “resilienza”. Ma di cosa si sta parlando davvero? Spesso viene usata a sproposito, solo per darsi un tono, ma si tratta di un argomento molto serio e interessante.

Si parla della capacità di andare avanti, imparando dagli errori, proprio come Connor McGregor. Si tratta di rialzarsi quando si cade e non mollare.

Nella mia vita, con la Sindrome di Tourette, nelle volte in cui ho rischiato la vita e in tante altre situazioni difficili, mi sono trovato a dovermi rialzare per forza. E non perché qualcuno mi diceva “sei forte, vai!”, no. Solo perché dentro di me c’era una spinta emotiva.

La società moderna non ci porta certo a sviluppare resilienza e motivazione. Abbiamo tutto a portata di click, mille comfort e spesso una vita agiata. Non usiamo più nemmeno la memoria, tanto sappiamo che Internet può rispondere a ogni domanda. È ciò che gli psicologi hanno definito “effetto Google”.

Questo atteggiamento ci porta verso demotivazione e debolezza interiore.

Quando si dice che le generazioni passate erano di ferro e resistevano a tutto è proprio perché la vita e la società di quel tempo portava le persone a confrontarsi con problemi e sfide che oggi non esistono quasi più, o che non siamo costretti a fronteggiare.

E la resilienza non si sviluppa. Non impariamo ad andare avanti, né a guardare ai problemi come sfide e motivo di crescita. Cerchiamo la soluzione del tutto e subito:

  • Sviluppare gli addominali con una crema
  • Fare successo con un reality
  • Curarsi con una pasticca miracolosa
  • Fare soldi senza studiare e impegnarsi

Pensa a quante di queste cose vediamo intorno a noi, ogni giorno. E magari anche noi siamo cascati nella trappola del tutto e subito. Il nostro cervello più antico ci dice che è meglio un uovo oggi che una gallina domani, è una spinta alla sopravvivenza della specie.

Ma non siamo più scimmie, il nostro cervello si è evoluto e la corteccia prefrontale ha il compito di mitigare queste spinte e portarci a guardare verso obiettivi a lungo termine.

Uno studio ha preso due gruppi di bambini. Davanti a ciascuno di loro è stata messa una caramella e gli è stato detto che, se non l’avessero mangiata fino al ritorno dello scienziato, ne avrebbero avute due. Alcuni bimbi hanno ceduto alla tentazione e l’hanno mangiata. Altri hanno sviluppato strategie per distrarsi.

Gli scienziati hanno poi seguito la vita di questi bimbi e hanno scoperto che, una volta adulti, il primo gruppo era quello più incline a errori comportamentali, ad azioni impulsive e al non raggiungimento degli obiettivi. Il secondo gruppo, invece, è stato quello che ha avuto una vita più appagante e ricca di obiettivi raggiunti.

Questo cosa ci insegna?

Come trovare la motivazione e tenerla alta con l’allenamento

Questo ci fa capire che non abbiamo bisogno di un motivatore, ma di un allenatore mentale che ci aiuti a sviluppare quella resilienza dettata dalla motivazione che ci permetterà di vivere una vita appagante e di superare gli ostacoli senza problemi.

Il trucco sta nell’ingannare la nostra mente, attingendo al cosiddetto “meccanismo della ricompensa”. Un meccanismo basato sul rilascio di dopamina, un neurotrasmettitore che dà piacere.

Dobbiamo imparare a trovare piacere e sviluppare dopamina anche di fronte a situazioni non proprio piacevoli, trattandole come se fossero un pasto gustoso.

Il modo migliore per riuscire a trovare questa spinta interiore è sottoporsi volontariamente a situazioni stressogene. Uscire dalla zona di comfort, va di moda dire. Ma cosa significa?

Significa affrontare sfide, fisiche, emotive, mentali, che di solito non affrontiamo, o che addirittura temiamo di affrontare. Ognuno ha le sue sfide e le conosce.

Ma attenzione, non bisogna mai superare la soglia dello stress sopportabile, dello stress funzionale. Altrimenti si va in distress, si dice in psicologia, ovvero entra in gioco uno stress “cattivo” e disfunzionale. E per rimanere nella zona funzionale di stress serve avere conoscenze e competenze che diano la sensazione di controllo della situazione.

Come riconoscere il distress? Ci sono vari segnali:

Fisici

  • Acido nello stomaco
  • Difficoltà digestive
  • Mani che sudano o tremano
  • Gambe rigide
  • Bocca secca
  • Difficoltà a dormire
  • Scarso appetito
  • Tensioni a collo e trapezi

Mentali

  • Sbalzi di umore improvvisi e anomali
  • Non ricordare cose banali come nomi o numeri
  • Fare errori che solitamente non commettiamo
  • Scarsa concentrazione

Questo accade perché il corpo si prepara a reagire a un pericolo, bloccando funzioni non necessarie per la lotta o la fuga e concentrando le energie per scappare o combattere, appunto, rilasciando ormoni come adrenalina, noradrenalina e cortisolo.

Questo va bene se il pericolo è reale e temporaneo, come una vipera. Non è normale se il tutto persiste e il pericolo è percepito, non reale o visibile.

Dobbiamo imparare a conoscerci e ad autoregolarci, per sapere fin dove possiamo spingerci, quali sono i nostri limiti e cosa possiamo permetterci di fare senza entrare in distress.

Un altro esercizio è quello di respirare correttamente. Il respiro agisce su ansia, paure e anche battito cardiaco. In questo articolo ne parlo più approfonditamente. Queste tecniche di respirazione vanno utilizzate non solo come esercizio, ma anche quando senti che l’emotività sta prendendo il sopravvento.

Più in generale è importante:

  • Gestire le emozioni
  • Trovare la motivazione intrinseca
  • Allenare la disciplina
  • Allenare l’attenzione focalizzata
  • Imparare a trovare le sfide e gli insegnamenti nelle difficoltà
  • Praticare regolare attività fisica, per permettere al corpo di scaricare le energie

Tutto questo ci permette di allenare la parte evoluta del cervello, la corteccia prefrontale, e gestire la parte più ancestrale ed emotiva.

Tutto ciò è parte integrante delle mie sessioni di mental training e spessissimo (molto più di quanto si possa pensare) risulta indispensabile a sportivi, manager, studenti e artisti.

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