Ma il coach deve essere uno psicologo?

Ma il coach deve essere uno psicologo?

 

Spesso si confonde l’attività del coach con quella dello psicologo e, spesso, ci si chiede se un coach debba essere anche uno psicologo (o psicoterapeuta).

Prima di tutto, ti ricordo che il coaching non è psicoterapia e non è un intervento terapeutico, in generale. Passando alla domanda nel titolo, la risposta è “no”.

Una conoscenza della mente e della natura umana, per un coach, è certamente un valore aggiunto e può essere utile, ma si può svolgere una buona attività di coaching anche senza queste competenze. Ci sono coach, nel mondo, provenienti dalle più disparate formazioni: avvocati, ingegneri, manager e altro ancora.

Ad ogni modo, è necessario chiarire che tra le competenze del coach c’è anche la conoscenza di alcuni aspetti legati alla mente e al comportamento. Oggi ti voglio parlare di due di essi, presenti anche nella Programmazione Neuro Linguistica (PNL), che ritengo molto importanti e che potrebbero aiutarti anche a conoscerti meglio: i sistemi rappresentazionali e i livelli logici.

 

I sistemi rappresentazionali

L’unico modo che abbiamo per interagire con il mondo è utilizzare i cinque sensi. Attraverso i sensi, infatti, creiamo una nostra rappresentazione del mondo, la nostra “mappa” del “territorio”, per capirci.

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La mappa non è il territorio.

 

Chiaramente, questa attività riveste un ruolo cruciale, nella nostra vita, ed è inevitabile che gli effetti di tali esperienze si riversino anche nei nostri strumenti di comunicazione: il linguaggio verbale e il linguaggio non verbale.

Ciascuno di noi predilige alcuni sensi, rispetto ad altri, e queste preferenze sono facilmente intuibili, con un po’ di allenamento, attraverso le parole che utilizziamo nel corso delle nostre conversazioni, ma anche attraverso il modo di comportarci.

Ovviamente bisogna fare attenzione a non cadere nella trappola di etichettare qualcuno per il modo in cui parla o gesticola, errore grave, soprattutto per un coach. Tuttavia, prestare attenzione a questi indicatori ci permette, da un lato di conoscere meglio noi stessi, dall’altro (in veste di coach) di supportare meglio i clienti nei loro processi di ragionamento.

I sistemi rappresentazionali individuati in PNL sono 3:

  1. Visivo (senso della vista)
  2. Uditivo (senso dell’udito)
  3. Cinestesico (sensi del tatto, gusto e olfatto)

Li ho elencati in ordine di frequenza. Il sistema rappresentazionale più diffuso, infatti, è certamente quello visivo. Ma come si manifestano, questi sistemi rappresentazionali?

VISIVO. In un sistema prevalentemente “visivo”, la persona tenderà a utilizzare con più frequenza frasi come “guarda…”, “mi è chiaro…”, “vedi se riesci…”, “è lampante…” e parlerà velocemente, con voce acuta e una gestualità accentuata.

AUDITIVO. In un sistema prettamente auditivo, invece, si è più riflessivi, degli ascoltatori più attenti e si tende a parlare e muoversi più lentamente, rispetto a un visivo. Alcune frasi ricorrenti possono essere: “ascolta…”, “mi suona bene…”, “è musica per le mie orecchie…”.

CINESTESICO. Qui, invece, andiamo più sul fisico. Una tendenza al contatto, una maggiore attenzione ai contenuti, a differenza dell’estetica tipica del visivo, e una propensione ad apprendere attraverso la pratica, al contrario delle memoria visiva tipica del visivo e dell’apprendimento per ascolto dell’auditivo. Troviamo frasi come: “mi sento giù…”, “qualcosa di concreto…”, “costruiamo insieme…”.

 

I livelli logici

Per “livelli logici”, invece, si intende una gerarchia di elementi attraverso i quali sviluppiamo le nostre esperienze di vita. Si tratta di una teoria formulata inizialmente dallo psicologo Gregory Bateson e ripresa successivamente da Robert Dilts, tra i maggiori promotori della PNL.

Sì, mi rendo conto che la definizione non sia delle più chiare. Allora, mi spiego meglio. Questi sono i livelli logici di cui parlo:

  • Mission: la nostra missione di vita, la nostra spiritualità
  • Identità: chi siamo e come ci percepiamo
  • Convinzioni e valori: ciò in cui crediamo
  • Capacità: ciò che sappiamo fare
  • Comportamenti: il modo in cui agiamo
  • Ambiente: il luogo in cui viviamo

Bene, ora immaginali all’interno di una piramide. Alla base, dunque, avremo l’Ambiente e sulla cima la Mission. Ogni livello è strettamente connesso con gli altri e ciascuno ha un ruolo fondamentale nella realizzazione dei nostri obiettivi e nella risoluzione dei problemi.

I tre livelli più alti fanno riferimento ai processi di consapevolezza, di cui ho già parlato, mentre i tre livelli più bassi afferiscono alla pragmaticità, all’azione vera e propria.

Di volta in volta, dunque, il coach ha il compito di puntare l’attenzione su un aspetto o su un altro, reagendo in conseguenza a ciò che il cliente dice e fa.

Così come i livelli, anche l’aspetto della consapevolezza e quello dell’azione sono strettamente legati, come dicevo nell’altro post. Senza consapevolezza non si può scegliere un’azione adeguata che migliori la situazione di partenza e permetta di raggiungere, passo dopo passo, i propri obiettivi.

Ma questi livelli logici possono anche permetterti di comprendere meglio come e dove intervenire, nella tua quotidianità, in caso di esigenze specifiche. Ogni elemento della piramide ha influenza sull’altro. I livelli più bassi influiscono su quelli alti, a lungo andare, e quelli alti agiscono su quelli più in basso, ma in tempi più brevi.

Ti faccio un esempio, anche qui.

Mettiamo che io mi trovi in una situazione lavorativa difficile, in cui i colleghi mi fanno mobbing. A lungo andare, questa situazione (livello “ambiente”) potrebbe influire anche a livello di identità e convinzioni, ad esempio, portandomi a credere di essere davvero una nullità (purtroppo non accade di rado).

Mettiamo, invece, che io sia il custode di uno zoo e mi accorga, improvvisamente, di avere a cuore la libertà degli animali. Qui parliamo di un’esigenza che nasce a livello dei “valori”, dunque. Bene, secondo te, quanto tempo ci vuole affinché questo cambiamento porti modifiche sui miei comportamenti e sull’ambiente di lavoro?

Conoscendo questo meccanismo, è certamente più semplice intervenire sul livello giusto e avviare un processo di consapevolezza-azione che sia performante e funzionale.

 

Mi sono dilungato molto, lo so, ma ritengo fondamentali questi due argomenti. Spero che ti siano stati utili sia per comprendere meglio il lavoro del coach, sia per riflettere sulle infinite possibilità che hai a disposizione per migliorare la tua vita.

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