Intelligenza emotiva: come gestire le emozioni e non perdere il controllo

Intelligenza emotiva: come gestire le emozioni e non perdere il controllo

 

Perché alle volte perdiamo il controllo? Cosa ci porta verso rabbia o paure ingestibili? E come gestire le nostre emozioni?

Vediamo come imparare a gestire le emozioni negative, dunque, per essere più felici.

Queste domande sono alla base degli studi sull’intelligenza emotiva, quella branca della psicologia che studia, appunto, il nostro cervello emotivo. Per questo motivo, prima di spiegarti come gestire l’emotività, devo per forza spiegarti come è strutturato il nostro cervello.

Nulla di accademico, promesso. 🙂

 

Come è fatto il nostro cervello

Il cervello - Il tronco encefalico

In realtà, noi non abbiamo un unico cervello. Ne abbiamo ben 3.

Il primo, più vecchio, è il cosiddetto “cervello rettile”. È quel cervello non pensante. È composto dal tronco encefalico che si trova intorno al midollo spinale.

A cosa serve?

Questo cervello primitivo regola il metabolismo, le funzioni motorie, la pressione sanguigna, la temperatura corporea, i riflessi, il respiro, la sessualità e tutte quelle funzioni del sistema nervoso che permettono la nostra sopravvivenza. Inoltre, controlla reazioni molto primitive: lotta, fuga, congelamento.

Si tratta di reazioni che troviamo in tutte le specie animali. Un cobra che, abbagliato dai fari della nostra auto, resta immobile in mezzo alla strada, non è “stupido”, sta solamente reagendo a un istinto primitivo derivante da stimoli sensoriali che gli dice: “resta immobile, magari quel predatore con gli occhi di fuoco non ti vede”.

Con la comparsa dei mammiferi, la natura ha sentito il bisogno di far evolvere questo cervello primitivo. E lo ha fatto partendo dai centri cerebrali dell’olfatto, il più antico e potente dei nostri sensi (di come l’olfatto possa tornarci utile per vivere meglio ne parlerò in un altro articolo).

Intorno a questo cervello primitivo, dunque, nel corso dell’evoluzione, si formò un “limbus”, un anello. Quello che oggi conosciamo come “cervello limbico”, appunto. È qui che prendono vita le emozioni. Nei millenni, poi, intorno al cervello limbico si sono sviluppati  i primi due strati di corteccia cerebrale, che hanno dato vita alle funzioni dell’apprendimento e della memoria.

Per questo motivo il nostro cagnolino e il nostro gattino sono così “intelligenti” e sanno cos’è l’amore!

Il cervello limbico comprende le due amigdala e i 2 ippocampo, ma anche l’ipotalamo e il talamo. Le amigdale hanno il compito di dar vita alle emozioni, alle passioni e sono depositarie dei ricordi emotivi di un evento, del significato che diamo a esso. L’ipotalamo fa molte cose tra cui: si occupa di gestire le funzioni vegetative, l’attività endocrina, il ciclo del sonno e la termoregolazione (ecco perché i rettili sono a sangue freddo). Il talamo è una sorta di centro di smistamento delle informazioni sensoriali (tranne quelle olfattive). L’ippocampo, invece, ha il compito di immagazzinare i ricordi nudi e crudi.

In noi esseri umani, tutto ciò si è evoluto ancor più e ha dato anche vita alla neocorteccia che oggi ci permette di leggere, scrivere, avere una coscienza, parlare

 

La gestione delle emozioni

Il cervello limbico

A questo punto dirai: io non sono né un cobra, né un cane. Quindi, penso. Perché, allora, le emozioni, spesso prendono il sopravvento?

Perché siamo programmati così! Siamo animali anche noi!

La nostra neocorteccia, come hai visto, si è sviluppata dal cervello limbico, dove risiedono le emozioni. Elemento molto importante, questo. Perché? Perché il cervello emozionale ha ancora un peso importantissimo, nella gestione dei nostri pensieri e delle conseguenti azioni.

Mi spiego: quando i nostri sensi rilevano un qualcosa, gli stimoli arrivano a un’area chiamata “talamo”. Ora cosa accade? Parte di questi stimoli viene inviata dal talamo alla neocorteccia, ma una buona parte viene inviata direttamente all’amigdala, che è molto veloce, nella risposta, perché più semplice, primitiva.

Ed ecco che l’emozione, nonostante siamo “molto evoluti”, continua a partire prima del pensiero razionale.

Peraltro, l’amigdala è in grado di immagazzinare quantità enormi di ricordi emotivi. E tanto più è forte l’evento che ha scatenato quelle risposte emotive, tanto più sarà forte la risposta dell’amigdala dinanzi a un evento uguale o che lo ricorda. L’amigdala, infatti, ha anche una buona capacità di astrazione.

Io ricordo perfettamente il momento in cui seppi che le Torri Gemelle erano state attaccate.

E conosco la storia di una donna che da piccola aveva subìto un gravissimo trauma, a mare. Da grande, questa donna non solo aveva attacchi di panico andando a mare, ma anche andando in riva a un lago che non mostrava le sponde e che, quindi, per la sua amigdala era come il mare.

 

Perché perdiamo il controllo

È stato rilevato che esistono dei collegamenti diretti tra il cervello limbico e la neocorteccia. Collegamenti fisici, fasci di neuroni. È stato anche rilevato che la neocorteccia possiede due aree deputate al riconoscimento e alla gestione delle emozioni negative: il lobo prefrontale destro e quello sinistro.

Il lobo prefrontale destro è deputato al riconoscimento delle emozioni negative (“questa è rabbia”, “questa è paura”…), quello sinistro fa da moderatore, a eccezione delle reazioni più violente e ancestrali. In pratica, in situazioni normali, l’amigdala propone, il lobo destro riconosce le emozioni negative e il lobo sinistro dispone il da farsi.

Tuttavia, non sempre questo sistema funziona a dovere.

Daniel Goleman, nel suo libro “Intelligenza emotiva”, una pietra miliare che ti consiglio di leggere, parla di “sequestro neurale”. Ora ti spiego.

In sostanza, dinanzi a forti stimoli sensoriali, o a forti ricordi emotivi, l’amigdala ordina all’intero organismo, cervello compreso, di starla ad ascoltare. Detta ordini e tutti obbediscono.

In queste situazioni, in casi estremi, scattano i raptus. O, più comunemente, si perde il controllo e si inveisce contro qualcuno.

In fondo, pensiamoci: negli animali, per milioni di anni, questo sistema ha funzionato a dovere, ha permesso la sopravvivenza, e funziona ancora oggi. È del tutto normale. Ma noi umani abbiamo una vita diversa da quella dei nostri pelosi. E dobbiamo imparare a gestirci.

 

Come gestire le emozioni

Dobbiamo imparare a gestire le emozioni. Ci siamo.

Un esercizio nel quale tutti dovremmo impegnarci è quello dell’autoconsapevolezza. Dovremmo sviluppare la capacità di analizzare le emozioni negative a livello razionale nel momento stesso in cui prendono vita.

Ok, l’amigdala parte prima di tutto, ma possiamo riflettere!

Possiamo anche tirare un insulto, o digrignare i denti, o pensare di pestare qualcuno. E questa è la reazione dell’amigdala. Ma in questo momento possiamo ritardare sempre più la risposta, in un crescendo di autocontrollo e autoconsapevolezza. Proprio come faremmo con un esercizio in palestra.

Spesso aiuta il tirare un bel respiro. E poi riflettere.

“Cosa sto provando? È rabbia? Allora devo calmarmi, pensare ad altro.”

Se perdiamo il controllo, se non sviluppiamo una buona intelligenza emotiva, tutte le nostre capacità andranno a farsi benedire. Inutile avere un elevato quoziente intellettivo, che viene misurato sulla base delle capacità mentali più “umane” ed evolute, come il pensiero razionale, se poi siamo vittime di “sequestri neurali” e non in grado di pensare.

Forti emozioni possono mettere in discussione anche le nostre capacità lavorative.

La cosiddetta memoria di lavoro, ovvero la capacità di immagazzinare e processare quelle informazioni che ci permettono di portare a termine un determinato compito, prende vita nella neocorteccia. Che a sua volta è connessa con il sistema limbico, come detto. Quindi, forti risposte emotive compromettono le nostre capacità lavorative, mandano in confusione i pensieri e generano errori.

Lo abbiamo provato tutti, almeno una volta.

A cosa serve, dunque, avere lauree, master ed essere dei manager in vista se poi non si sanno gestire le emozioni?

Occorre, dunque, imparare a riflettere sulle nostre e mozioni e sui nostri pensieri su di esse. Ciò che aiuta molto è la verbalizzazione delle emozioni, perché permette l’attivazione della neocorteccia (dato che è lì che risiede il linguaggio, come detto).

Verbalizza. Scrivi. Parla tra te e te. “Cosa sto provando? Ah sì, è rabbia. Cosa posso fare per calmarmi?”.

Sarebbe importantissimo portare una cultura dell’intelligenza emotiva nelle scuole, così che sin da piccoli si sappiano gestire le proprie emozioni. Sarebbe un valore enorme, per il singolo individuo e per la società.

Per ora, qui in Italia non se ne parla. Ma la speranza è l’ultima a morire. 🙂

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