Sport mental coach Latina: gli adolescenti e lo sport

Sport mental coach Latina: gli adolescenti e lo sport

Uno sport mental coach è una persona che, grazie a domande e precise tecniche mentali, aiuta gli sportivi a trarre il massimo dalle loro prestazioni e dalla qualità della loro vita. Un lavoro che si può fare dal vivo, per quanto mi riguarda se lo sportivo vive nelle zone di Latina e Roma, oppure tranquillamente via Skype, come ormai è prassi in gran parte del mondo.

In questo scenario, c’è un momento importante della vita di uno sportivo che va trattata con estrema delicatezza e che necessita del supporto di uno sport mental coach: l’adolescenza.

Vediamo perché.

 

Sport mental coach Latina: l’adolescenza come momento di passaggio

Molti sportivi professionisti hanno iniziato la loro carriera quando erano ancora bambini e l’hanno portata avanti sino all’età adulta. Tutti questi campioni sanno bene quale sia stata la parte più difficile: l’adolescenza.

L’adolescenza è un momento di passaggio, una sorta di nuova vita, si va dall’essere bambini al voler essere adulti. Intervengono spinte ormonali e legami sociali a rendere più complesso il tutto.

L’adolescente vuole iniziare a essere parte di un gruppo, essere accettato, e ciò che dicono gli amici e le amiche conta di più di ciò che dice il genitore, sino ad allora principale punto di riferimento.

È chiaro, dunque, che lo sport prende tutta un’altra piega.

 

Sport mental coach Latina: il ruolo dei genitori

Nel mio lavoro ho spesso a che fare con adolescenti e giovani talenti dello sport o della danza e mi rendo conto sempre più che il ruolo dei genitori è di fondamentale importanza, per la riuscita dell’atleta e per la qualità della sua vita.

Purtroppo, talvolta il rapporto genitore-figlio si incrina, cambia forma, e ci si trova davanti alla pericolosa “sindrome del successo per procura”.

Di cosa si parla?

Si tratta di una problematica purtroppo molto comune. I genitori iniziano a vivere per il successo del loro piccolo figlio, sino ad arrivare a cambi di residenza, cambi di lavoro e sacrifici economici. Talvolta i genitori diventano gli allenatori o i manager dei loro figli, specie se sono stati loro stessi degli atleti.

I genitori, così, agli occhi di tutti, appaiono come persone che si sacrificano per il bene dei loro figli e questo innesca un meccanismo in cui il piccolo atleta si sente in dovere di accontentare i genitori, di non vanificare i loro sforzi, e in cui gli altri vedono i genitori come eroi e il piccolo come una promessa.

Quindi, se l’atleta decide di mollare, spesso viene accusato di essere incosciente e irriconoscente nei confronti dei tanti sacrifici fatti dai genitori.

Il problema è che l’unica persona a fare davvero sacrifici è il piccolo atleta, che si trova a rinunciare agli svaghi della sua età, alla socializzazione in contesti non sportivi e si ritrova inserito all’interno di un meccanismo che si autoalimenta in modo spesso ossessivo: i genitori investono sul figlio e il figlio non fa altro che impegnarsi per accontentarli.

Ma la domanda è: questo è davvero ciò che l’atleta vuole?

 

Sport mental coach Latina: i desideri dell’atleta adolescente

Situazioni come queste sono pericolose, perché possono generare problemi di personalità, nel giovane atleta. Se il piccolo non è pronto per lasciare la famiglia e vivere in modo autonomo, se non ha interesse nello sport, se non ha modo di vivere le sue esperienze, diverrà un adulto con disturbi.

E molti di questi disturbi potrebbero insorgere già in età adolescenziale. Tanto per fare un esempio, non è raro che giovani atleti debbano rinunciare al loro futuro per problemi di anoressia, infortuni da sovrallenamento o disturbi d’ansia.

Questo vuol dire che lo sport fa male? Neanche per sogno!

Vuol dire che i genitori dovrebbero, prima di tutto, concentrare la loro attenzione su ciò che realmente vuole il loro figlio. E l’adolescenza è l’età giusta per capirlo insieme. I genitori non devono proiettare i loro sogni di gloria sul piccolo, non devono riempirlo di rimproveri e punizioni, né sovraccaricarlo di aspettative o responsabilità.

Dovrebbero ascoltarlo e garantire un equilibrio tra obblighi sportivi e svago. Sarebbe stupendo se l’atleta avesse l’opportunità di vivere lo sport non come un dovere, ma come un divertimento. Solo così potrebbero davvero agire nel suo bene e nel suo interesse reale.

Alle volte, il compito di noi sport mental coach è proprio quello di intervenire in queste dinamiche (lavorando sia con l’atleta che con i genitori), per evitare che la situazione si complichi e diventi clinica. Perché a quel punto si potrà intervenire solo con terapie di psichiatri e psicoterapeuti.

 

Sport mental coach Latina: conclusioni

Quindi, se i genitori vogliono davvero che il loro figlio-atleta dia il massimo, ma soprattutto che faccia ciò che ama davvero e viva una vita serena, è necessario parlare, ascoltare e rispettare le scelte del figlio.

Il supporto di un mental coach può essere di fondamentale importanza, sia per un periodo breve, sia per seguire l’atleta nel suo percorso professionale lungo tutta la carriera, come si preferisce.

L’importante è agire sempre nel bene dell’atleta.

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