Immigrazione e disoccupazione, in Italia. Ovvero: come ci ingannano i politici

Immigrazione e disoccupazione, in Italia. Ovvero: come ci ingannano i politici

Strano che si parli di politica su questo sito, vero? E infatti non se ne parla.

Prenderò come esempio la disoccupazione e l’immigrazione, in Italia, per spiegarti come i politici ingannano la nostra mente.

 

Il ministro della paura

Il grande Antonio Albanese ci ha fatto ridere tantissime volte, con questo tema, impersonando il Ministro della Paura. Al di là della sua bravura come comico, però, ci ha trasmesso un segnale importante che forse non tutti hanno colto.

“Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione”. Questa frase è stata attribuita ad Alcide De Gasperi, ma sembra sia stata pronunciata, in realtà, dal politico statunitense James Freeman Clarke.

A noi non interessa l’autore, ma il suo significato.

I politici di oggi non sono concentrati sul futuro e sulle nuove generazioni, ma sulle prossime elezioni. E sono quasi tutti potenziali “Ministri della Paura”.

Mi spiego meglio.

 

Ansia e paura

Come ho già detto in questo articolo, la paura è la più potente forza motrice delle nostre azioni, la rabbia è solo al secondo posto. Sì, sono le emozioni negative, più di quelle positive, a spingerci verso l’azione.

Perché?

Perché il nostro cervello è stato programmato dall’evoluzione per permetterci di sopravvivere, non per essere felici. La felicità e la serenità vanno conquistate con un duro lavoro di gestione delle emozioni.

E questo i politici lo sanno bene. Così come lo sanno i venditori.

Prova un attimo a far mente locale. Ripensa ai programmi dei partiti politici negli ultimi 30 anni, o anche 10, o 5. Su cosa puntano? Prenditi qualche minuto e poi continua.

I programmi politici puntano sulla paura. Anzi, su una sua parente stretta più raffinata, che coinvolge non solo il cervello emotivo, ma anche quello razionale: l’ansia.

La paura, infatti, scatta nel momento in cui ci troviamo davanti a un pericolo reale. L’ansia, invece, scatta nel momento in cui pensiamo a un possibile pericolo. Molto più complesso, come processo.

Il politico, così come il venditore, non ci può mettere davanti a un terrorista o a una malattia. Ma può farci immaginare tutto questo. Proprio come un romanziere, con il suo thriller, può farci battere il cuore nel momento in cui l’eroe (in cui ci immedesimiamo) si trova in pericolo di vita. Lo immaginiamo, non lo viviamo direttamente.

Non è un pericolo reale, dunque, ma un pericolo percepito.

E il venditore ci spingerà a comprare quegli integratori che scongiureranno la possibilità di sviluppare un tumore, o di invecchiare e morire prima del tempo.

Il politico, invece, ci spingerà a votarlo perché, se lo faremo, eliminerà la disoccupazione, eliminerà il problema dell’immigrazione, combatterà il terrorismo e così via. Ci libererà dalle ansie, insomma. Dalla paura. Dal Male!

Già, perché la paura viene sempre affiancata da un messaggio di speranza del tipo “io ho la soluzione per te! Ti salverò! Votami, sceglimi!”. Altrimenti, perché votarlo?

 

La verità dei fatti

Quante di queste promesse sono state mantenute, negli anni? Poche, pochissime. Ecco perché, ciclicamente, i partiti che prima erano amati e lodati, una volta disilluso l’elettorato, vengono odiati e surclassati da concorrenti che metteranno in campo le stesse strategie e le stesse promesse. Per poi essere a loro volta odiati e surclassati, in un ciclo continuo.

Non sto parlando di un normale e naturale rinnovamento politico, ma dei tanto famosi “voti di protesta”.

La verità dei fatti è ben diversa dalla percezione che ci forniscono i politici.

Uno studio olandese del 2017 su “Political Psychology” ha dimostrato che le convinzioni generali e astratte sulla società sono più potenti e hanno più influenza, sulle nostre scelte, rispetto alle esperienze personali reali e concrete. Insomma: pensare di poter essere attaccati da un immigrato è molto più efficace dell’esserlo davvero, ai fini del voto.

Ed ecco che politici bravi a chiacchierare riescono a vincere. Purtroppo, a volte, anche con idee estremiste.

Parlando di realtà dei fatti, ragioniamo:

  • Quanti di noi sono stati messi in pericolo da un atto terroristico, o potrebbero trovarsi in una condizione simile nei prossimi anni?
  • Quanti di noi hanno subìto violenze o ingiustizie da immigrati? E quanto pesa l’immigrazione realmente sulla nostra vita quotidiana?
  • Quanti di noi hanno visto risolto il problema della disoccupazione dalle promesse politiche?

Nella maggior parte dei casi, tutto ciò non ci tocca e non ci toccherà. Allora, perché votiamo chi ci promette fumo e tratta argomenti che non ci interessano? Quali sono i nostri problemi quotidiani che, invece, andrebbero risolti? E chi li potrebbe davvero risolvere?

Ansia e paura. È lì che si gioca il tutto.

 

Il gioco dei numeri e piccole strategie di comunicazione

Hai idea di quanti attentati terroristici ci siano stati, in Italia, dal 2001 a oggi? Zero, per fortuna.

In questi decenni hanno parlato tanto di un calo della disoccupazione, ma hai idea di cosa si parli davvero? Basta guardare i dati ISTAT per capire che si sta parlando di 1 milione di occupati in più, negli ultimi anni. Attenzione alle parole, si parla di “occupati”. E sai chi sono, gli “occupati”? Coloro che hanno lavorato, negli ultimi anni, anche solo un’ora. Non chi ha un posto fisso e sicuro.

I politici, così come i venditori che scrivono “x% di grassi in meno” senza dire rispetto a cosa, tanto per far leva sull’ansia del colesterolo e delle malattie cardiovascolari, giocano con numeri e parole.

E noi ci caschiamo, perché il nostro cervello, come dicevo, è programmato per farci sopravvivere e risparmiare energie, dinanzi alla paura/ansia.

Quindi, se un partito dice che sconfiggerà il terrorismo o darà lavoro ai nostri figli (o a noi), siamo portati a credergli per una serie di scorciatoie mentali chiamate “euristiche”. Allo stesso modo in cui, davanti a un tubo di gomma che sembra un serpente fuggiamo di corsa, risparmiando energie mentali, senza star lì a pensare se sia davvero un pericolo o no. E se lo fosse davvero? Meglio sopravvivere!

Parlando del caldissimo tema dell’immigrazione, sai qual è la verità? I dati ISTAT parlano di 50mila richiedenti asilo che non vengono accettati, in Italia, per questioni legali, ogni anno. Lo sapevi? E gli stranieri residenti, in Italia, sono appena l’8% mentre in 25 dei 34 Paesi dell’OCSE il numero è nettamente superiore al nostro. E che dire della bufala del “vengono qui a rubarci il lavoro“? Perfetta, dal punto di vista comunicativo, ma bufala.

Il problema qual è, allora? Che, a differenza di altri Paesi europei, di fronte al più grande fenomeno migratorio della storia umana, l’Italia sinora non è stata in grado di integrare, far studiare e rendere produttivi questi immigrati. Quindi, il problema non è l’immigrazione in sé, ma la politica.

La stessa politica che costringe i nostri laureati e ricercatori ad andare all’estero, generando un calo qualitativo delle prestazioni del nostro Bel Paese.

Ma parlare di “neri” e “musulmani” pericolosi smuove in noi l’ancestrale paura per il “diverso”, “noi contro loro”, “vinceremo la battaglia”.

Altra realtà mal percepita.

Una realtà distorta che viene rafforzata dalle notizie che riceviamo.

Un omicidio per mano di stranieri fa sì che, per un periodo di tempo, i TG, i giornali e i blog (nonché i profili Facebook) parlino quasi solo di quello e di altri casi simili. E noi stessi, per natura, anziché cercare di analizzare i fatti, siamo portati a cercare altre notizie che avvalorino le nostre paure. È un cortocircuito mentale. E siamo fregati.

La percezione del problema, allora, diviene reale, qualcosa di vicino a noi, di imminente e diffuso. E poi, per l’”effetto travaso”, l’ansia si ripercuote anche su altri fenomeni sociali che fanno capo alla stessa tipologia di “minaccia”: terrorismo, povertà da disoccupazione e così via. La nostra vita è in pericolo! Abbiamo bisogno di una mano!

Un problema dietro l’altro da risolvere. Ci vorrebbe qualcuno che li risolvesse tutti per noi. Un leader!

Ma sono davvero quelli, i problemi della tua vita? E serve davvero un leader, per risolverli?

 

La verità e le soluzioni

L’arte di non farci trattare come allocchi, in termini tecnici, si chiama “fact checking”, ovvero un’analisi razionale dei fatti, non delle opinioni o delle emozioni. Un lavoro raffinato che facciamo anche noi coach nelle nostre sessioni, per permettere al cliente di arrivare alla verità, raggiungendo i suoi obiettivi di vita e aggirando i pensieri limitanti.

Perché queste trappole psicologiche influiscono a 360°, nella nostra vita, non solo al momento del voto.

A proposito di “fact checking”, vediamo un po’ come stanno davvero le cose.

Visto che abbiamo tanta paura della morte, quali sono, allora, le maggiori cause di morte, in Italia? L’ISTAT ha fornito dei dati molto eloquenti che le analizzano, nel 2017. Eccole:

  • malattie ischemiche del cuore, malattie cerebrovascolari e altre malattie del cuore (rappresentative del 29,5% di tutti i decessi)
  • al quarto posto nella graduatoria delle principali cause di morte figurano i tumori della trachea, dei bronchi e dei polmoni
  • Demenza e Alzheimer risultano in crescita
  • Tra i tumori specifici di genere, quelli della prostata sono la decima causa di morte tra gli uomini, mentre quelli del seno sono la sesta causa tra le donne

Insomma, se si escludono gli incidenti stradali, si tratta di salute, problemi che possono davvero interessare chiunque di noi, ogni giorno, e sono dovuti all’inquinamento, alla cattiva alimentazione, al fumo e allo stress. Tutti problemi che la politica potrebbe e dovrebbe risolvere.

Perché nei programmi dei nostri politici, allora, non ci sono specifici riferimenti ai temi del clima e della salute? E perché non si parla di cultura e informatizzazione? Questi 2 sono i principali problemi che mettono a rischio il nostro lavoro e la crescita del Paese.

Se le mie parole ti hanno dato l’impressione che io abbia attaccato il tuo partito politico preferito, me ne scuso. Non era questo, il mio obiettivo.

Il messaggio di questo articolo è che i politici sono molto bravi a dirottare la nostra attenzione su problemi non reali, forse perché non sono in grado di affrontare quelli reali, chissà. Di sicuro sono esperti nelcanalizzare le nostre ansie e nello sfruttarle.

Fai molta attenzione! Imparata a difenderti con il “fact checking” perché, così facendo, acquisirai un’abitudine che ti tornerà utile in moltissimi altri àmbiti della tua vita e ti faciliterà anche il lavoro, se deciderai di affidarti a servizi di coaching personalizzati.

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