Il dialogo interiore positivo: self talk per sportivi e non

Il dialogo interiore positivo: self talk per sportivi e non

Oggi ti parlo del dialogo interiore positivo, di quello negativo e di come tutto questo possa influenzare le prestazioni nello sport e in altre occasioni della vita.

 

Il dialogo interiore positivo: cos’è il self talk

Con self talk, si intende quel dialogo interiore che ci accompagna per gran parte della nostra vita. Hai presente quando senti quella vocina dentro la testa che ti dice cosa fare, cosa non fare, di fare attenzione, come ti senti e così via? Ecco, di questo si parla.

Nulla di anomalo o preoccupante, dunque. Il problema nasce solo quando questa vocina inizia a lanciare messaggi negativi in situazioni in cui tutto si chiederebbe tranne che quello.

Immagina un calciatore che sta per tirare un rigore e il suo self talk si attesta su frasi come “questo lo sbaglio…”, “non sono nella forma giusta per fare goal…”. Cosa pensi che accadrà? Sì, con molta probabilità lo sbaglierà.

Il self talk nasce dalla cosiddetta Default Mode Network, quella rete di aree cerebrali che si attiva quando siamo liberi da veri e propri impegni. Iniziamo a rimuginare, la nostra mente viaggia e ci vengono in mente mille cose.

E non importa che nel frattempo si stia giocando una partita o tenendo una riunione di lavoro. Se il cervello non è seriamente impegnato, il dialogo parte.

Ecco perché un dialogo interiore positivo è di fondamentale importanza. Non solo nello sport.

 

Il dialogo interiore positivo: perché viene sottovalutato

Nello sport, soprattutto in Italia, l’aspetto psicologico è troppo spesso sottovalutato. I mister si limitano a dire cose come “pensa positivo”, se un atleta dice di sentirsi giù. Ma quel “sentirsi giù” è solo la punta dell’iceberg.

Dietro possono nascondersi malcontenti, demotivazione, rabbia, paure. Il suo pensiero va indagato a fondo e l’atleta va aiutato a risollevarsi, per il bene suo e dell’intero team.

Spesso, dietro questo “sentirsi giù” si nasconde anche un self talk negativo e, di conseguenza, negative saranno le prestazioni atletiche.

Anche se si parla di dialogo interiore positivo, non vuol dire che basti urlare “pensa positivo”, come nell’esempio precedente, per interrompere il flusso di pensieri e sostituirlo.

Servono allenamenti mentali specifici, protratti in un periodo di tempo più o meno lungo e associati a dialoghi con un mental coach specializzato, che permetta all’atleta di indagare i propri pensieri, le proprie emozioni, e poi trovare il modo per sostituire il self talk negativo con uno positivo.

Il perché l’aspetto psicologico venga sottovalutato è difficile da dirsi.

Si tratta di retaggi culturali che vedono l’attività atletica come un mix di preparazione fisica e tecnica e nulla più. Gran parte del mondo, invece, ha capito che, per fare la differenza, allenare la mente alle volte è più importante dell’allenare il corpo.

Come ha detto Nadal: l’allenamento mentale è ciò che distingue i campioni dai quasi campioni.

Pensa che nel Regno Unito molte Football Academy hanno da tempo adottato un metodo chiamato 5C’s, che permette agli atleti di allenare abilità mentali come concentrazione, fiducia, controllo, impegno e capacità comunicative.

Negli Stati Uniti, poi, la Little League di Baseball adotta da decenni il cosiddetto il Coaching Behavioral Assessment System, per permettere agli allenatori di migliorare le loro capacità professionali e il modo di interfacciarsi con i loro giovani atleti.

Quando ti chiederai perché alcune squadre o alcuni atleti siano nettamente superiori ad altri, nonostante la parità di abilità tecniche, avrai la risposta a portata di mano: usano allenamenti mentali specifici.

 

Il dialogo interiore positivo: come generarlo

Veniamo quindi al cuore dell’articolo e vediamo come generare un dialogo interiore positivo.

Modificare il self talk non può basarsi solo sul cambiare parole. Bisogna credere nelle parole che diciamo a noi stessi.

Per arrivare a questo livello di convinzione e modifica del pensiero, come accennavo, occorre comprendere cosa si celi dietro quel dialogo negativo.

Perché mi dico che non ce la farò? Quali elementi oggettivi mi danno la certezza che non ce la farò? Questo modo di pensare mi torna utile in qualche modo?

Una volta indagato il pensiero in modo razionale, occorre modificare l’emotività che è legata a quei pensieri. Per parlare al cervello emotivo occorre lavorare per metafore, immagini e sensazioni.

È necessario, dunque, associare sensazioni e immagini dal forte valore positivo alla riformulazione dei pensieri che abbiamo creato con l’indagine razionale di prima. Senza questi passaggi, dirsi “ce la farò di sicuro”, oppure visualizzarsi mentre le cose vanno per il verso giusto può fallire miseramente e rubare inutili energie psicofisiche, con conseguente calo della concentrazione e delle prestazioni e, dunque, con un rinforzo del self talk negativo.

È difficile fare tutto da sé, anche se si è esperti. Servono sempre degli aiuti “da fuori”, una terza persona che ci supporti nei ragionamenti e negli esercizi mentali. Un coach specializzato, un professionista serio che sappia dove mettere le mani.

Questo perché ragionare sui propri ragionamenti (il cosiddetto metaragionamento) è un compito arduo e spesso impossibile.

 

Il dialogo interiore positivo: conclusioni

Come abbiamo visto, modificare il modo in cui pensiamo modifica anche il modo in cui agiamo. Questo vale tanto nello sport quanto nella vita di tutti i giorni e in altri tipi di lavori.

Allenare la mente, dunque, è di fondamentale importanza per le prestazioni e per la propria felicità. È importante che se ne prenda sempre più coscienza e che l’allenamento mentale entri di fatto in tutte le discipline sportive, in modo continuativo.

Già, perché anche quando le cose vanno bene è necessario monitorare gli atleti e allenare le loro menti affinché si possano evitare cali prestazionali ed emotivi. Proprio come è necessario allenare costantemente il corpo e la tecnica affinché si mantengano forza, elasticità e precisione.

Lo strumento per allenare la mente si chiama mental coaching.

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