Il coach ha una sua deontologia professionale?

Il coach ha una sua deontologia professionale?

 

La questione della deontologia professionale dei coach è un tema spinoso e spesso dibattuto.

Quando si sente dire che il coaching non è psicoterapia e non è terapia in generale, spesso si pensa che sia qualcosa di poco serio, di improvvisato, “fuffa”, come si usa dire. Ma non è così, almeno per noi che facciamo parte della International Coach Federation (ICF).

La ICF, infatti, ci obbliga a rispettare un preciso codice etico, una precisa deontologia professionale, proprio come tutte le altre professioni regolamentate da federazione o albi professionali.

Il codice etico di ICF, che definisce la nostra linea deontologica, punta principalmente su 2 argomenti: il rispetto dei nostri interlocutori e il rispetto della riservatezza.

Ogni coach ICF, infatti, è tenuto ad astenersi da qualsiasi tipo di etichettatura e discriminazione nei confronti degli altri, siano questi clienti, committenti e così via. Razza, religione, orientamento sessuale, eventuali disabilità, tutto ciò non deve essere assolutamente motivo di discriminazione o giudizio (e così dovrebbe essere nella vita in generale, direi, ma non mi dilungo su questo argomento).

Sempre in merito al rispetto degli altri, molta importanza viene data alla piena trasparenza del coach sul suo lavoro, sulla sua esperienza, sulla remunerazione, sulle responsabilità delle parti e sulle sue capacità. Il coach ICF ha il dovere di essere sincero e onesto, in merito a tutto ciò.

Qualora il coach non si sentisse in grado di gestire un percorso di coaching, ad esempio, dovrebbe dirlo apertamente e, se necessario, sospendere tutto. Lo stesso dicasi se, nel percorso di coaching, il coach si rendesse conto che il cliente potrebbe ricevere maggiori benefici da altri coach professionisti o da altri tipi di intervento.

La capacità di generare fiducia e confidenzialità di un coach professionista, passa anche attraverso il rispetto di tutto ciò, è chiaro.

Infine, punto chiave del codice etico è, certamente, il rispetto della privacy.

Il coach ICF è tenuto a chiarire da subito, anche richiedendo un consenso scritto, la totale confidenzialità delle informazioni e dei dati comunicati nel percorso di coaching. Questa riservatezza viene meno soltanto nei casi di attività illegale, in seguito a ordinanza della magistratura, oppure di fronte a un rischio di pericolo imminente o probabile per sé o altri.

Come chiaro, dunque, il codice etico di ICF è un faro che illumina la via di ogni coach che faccia parte della Federazione ed è l’esempio più lampante della serietà professionale che riveste tutta l’attività dell’ICF e di chi ne fa parte. Per questo ho deciso di esserne membro. A proposito…

 

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Ma questo non è il coaching che ho visto sul web!

 

Dubbio lecito che mi è stato presentato da molti amici.

Sul web, in effetti, ormai si entra in contatto con sempre più coach motivazionali, in stile americano. Coach che incoraggiano e spingono i clienti verso percorsi da loro stabiliti.

Quello è un coaching totalmente diverso da quello ICF ed è per questo che non può essere riconosciuto in una lettura del nostro codice etico. Il coach ICF, nelle sessioni di coaching, può anche fornire consigli, ma lo fa solo dopo aver ottenuto il consenso del cliente e solo se è necessario.

Perché? Perché i consigli forniti dal coach indicano percorsi nati nella mente del coach, dalla sua esperienza di vita, probabilmente conformi alle sue aspettative e alle sue intenzioni. Non rappresentano una scelta libera del cliente, non rappresentano la volontà e le aspettative del cliente, potrebbero anche non essere conformi alle capacità e agli strumenti del cliente. Fornire consigli è un buon  metodo per aiutare gli altri, chiaro, magari tra amici, o su un blog, ma non in un percorso di coaching in stile ICF.

Io ho scelto di dedicarmi a questo tipo di coaching perché lo ritengo più vicino alla mia visione e perché vedo, in ICF, una tutela sia per i coach che per i clienti. Peraltro, il coach ICF è tenuto a un aggiornamento continuo, dunque, è una garanzia in più di professionalità.

Tu che ne dici?

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