Cosa ci insegnano gli episodi de “La casa di carta” sulla nostra mente?

Cosa ci insegnano gli episodi de “La casa di carta” sulla nostra mente?

La casa di carta” è una serie TV spagnola che tra il 2017 e il 2018 ha ottenuto il suo massimo successo. Ma, al di là delle sue caratteristiche tecniche, dell’ottima sceneggiatura e della regia impeccabile che ne hanno fatto un successo globale, cosa ci ha insegnato, questa serie TV, sulla nostra mente?

La casa di carta” ci ha mostrato diversi aspetti della mente umana che i rapinatori/eroi della serie hanno utilizzato per realizzare il loro colpo.

Prima di andare avanti, ti dico che questo post è pieno di anticipazioni (i cosiddetti “spoiler”). Quindi, se non hai ancora visto la serie e vuoi vederla, torna qui a leggere in un secondo momento, anche perché non riusciresti a comprendere bene i riferimenti che propongo.

 

La “Casa di carta” docet 1: L’empatia cognitiva, o teoria della mente

L’empatia cognitiva, detta anche teoria della mente, è quella capacità che ci permette di entrare in connessione con i nostri simili, ma non sul piano emotivo (come accade con l’empatia emotiva che tutti conosciamo), quanto sul piano del pensiero logico.

Il Professore è un maestro nell’arte della teoria della mente e ci ha insegnato, con il suo piano studiato in ogni dettaglio, quanto importante sia pianificare il nostro futuro attraverso obiettivi ben definiti che prendano in considerazione ogni aspetto, comprese le reazioni degli altri.

La pianificazione di obiettivi, come forse saprai, è il cuore di ogni percorso di mental coaching.

E l’empatica cognitiva (così come quella emotiva) può essere un ottimo strumento, per il loro raggiungimento. Ma anche un pesante fardello, se non si impara a gestirla.

Il rovescio della medaglia, infatti, è che ci porta a rimuginare su quello che gli altri potrebbero pensare di noi e questo è uno dei più grandi problemi di ogni essere umano. Molti dei miei clienti hanno questo tipo di problema, specie nello sport.

D’altronde è del tutto normale. Ci siamo evoluti come animali sociali. In passato, non essere accettati dal gruppo significava restare soli e rischiare di morire di fame, o sbranati da belve.

Ma non è una scusa: occorre imparare a gestire la nostra empatia, per essere lucidi pianificatori come il Professore.

 

La “Casa di carta” docet 2: I deboli sono simpatici

A un certo punto, il Professore gioca la carta dell’intervista. Berlino decide di esporsi e di mettersi davanti alla telecamera dei giornalisti autorizzati a entrare nella Zecca.

Il cuore di tutta questa manovra è quello di ribaltare le posizioni da un punto di vista mediatico, trasformando la polizia in carnefice e loro in eroi. E ci riescono.

Perché? Perché, come dice il Professore, gli esseri umani amano tifare per chi è svantaggiato.

Pensaci, lo facciamo tutti. Una delle saghe cinematografiche più amate di sempre si basa proprio su questo principio: Rocky. Seguiamo questo pugile sfortunato e povero nella sua ascesa, e poi di nuovo nel suo declino, e poi ancora verso l’alto, vivendo le sue sofferenze e tifando per lui. In ogni incontro, lui non è mai il favorito.

Lo amiamo perché è svantaggiato, è il debole di turno. E anche Harry Potter lo è. Gli esempi sono tantissimi. Nel telefilm si fa l’esempio del Camerun che gioca contro il Brasile. Per chi tifiamo? Per il Camerun, perché vogliamo che i deboli prendano la rivincita sui forti.

È una sorta di senso di giustizia, a muoverci. Tutti siamo stati deboli, nella vita, almeno una volta. Quindi, i deboli sono parte del nostro gruppo sociale, sono come noi.

Tieni bene a mente questa nostra inclinazione naturale, qualcuno potrebbe approfittarsene per venderti qualcosa, o per abbindolarti. Ma anche tu puoi usarla, in modo etico, se hai bisogno di una spinta nel tuo percorso lavorativo e cerchi un’idea geniale.

 

La “Casa di carta” docet 3: L’immagine è tutto

E questo si lega al punto precedente.

L’importanza che il Professore dà alla loro immagine è chiara sin da subito. Infatti, dice ai suoi ragazzi che non dovranno esserci morti. Solo in questo modo l’opinione pubblica sarà dalla loro parte e verranno visti come degli eroi che combattono il sistema che li rende schiavi del denaro.

Siamo tutti interessati (e a volte ossessionati) dalla nostra immagine e dal modo in cui gli altri ci vedono, come dicevo poco fa. E anche in questo caso possiamo utilizzare questa inclinazione della nostra mente a nostro favore, sia per proteggerci, sia per agire in modo propositivo.

Lo sanno bene i truffatori che si travestono da uomini d’affari o da forze dell’ordine. L’abito fa il monaco, eccome! Sto parlando di quello che lo psicologo Robert Cialdini ha chiamato “principio di autorità”.

Ma questo punto ci insegna un’altra cosa: cavalcare il pensiero comune (in questo caso che chi detiene il potere è il sistema che ci rende suoi schiavi) porta consensi e può risultare utile, in alcuni casi, se non si rinuncia a ciò che si è e a ciò in cui si crede. Lo sanno i politici, ma anche grandi catene commerciali, come Zara, che ha saputo interpretare sempre benissimo le mode del momento e le richieste della massa di acquirenti.

 

La “Casa di carta” docet 4: Il cervello crede vero ciò che vede

Il Professore fa finta di trovarsi al bar per caso e offre il suo cellulare all’ispettore Murillo.

Più tardi, sul tetto della Zecca, sia 2 rapinatori che una decina di ostaggi hanno una maschera sul viso. A questo punto, l’ingenuo Arturo prende una pistola e minaccia i rapinatori. Con grande furbizia, loro due si mettono in ginocchio e ordinano a tutti di fare altrettanto. Resta in piedi solo Arturo, con la pistola in mano.

Lo fanno perché sanno che, lì intorno, ci sono cecchini pronti a sparare.

E, infatti, da lontano, i cecchini vedono un uomo con la maschera che ha la pistola in mano, in piedi, davanti a una sfilza di persone mascherate in ginocchio. Quello che vedono lo prendono per vero. Sparano credendo di colpire un rapinatore, ma feriscono Arturo. Il piano ha funzionato e i rapinatori sono salvi.

Le illusioni ottiche, ma ancora di più quelle cognitive, sono trappole potentissime. Trappole usate spessissimo dai media e dalla politica per dirottare l’opinione pubblica, o per salvare la faccia.

Hai presente le foto in cui sembra che a un comizio politico ci siano folle immense, invece erano quattro gatti? Queste foto funzionano perché nell’inquadratura fanno rientrare tutte le persone presenti, magari mentre il politico, dal palco, parla guardando verso l’infinito. Quello che si vede, dunque, dà l’idea che stia parlando a folle oceaniche senza fine. E il cervello ci casca.

Per non restare vittime di queste trappole, che sono anche madri di molte bufale web, occorre attivare il cervello critico, quello che ci porta a verificare i fatti e a chiederci: come faccio a essere sicuro che ci siano folle oceaniche, davanti a quel politico? Non l’ho sperimentato con i miei sensi, qui vedo solo venti persone e un uomo che guarda lontano, punto.

È difficile, lo so, ma mai si inizia e mai si impara.

Quindi: al lavoro!

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