Come vincere la depressione?

Come vincere la depressione?

 

Vediamo come si può vincere la depressione e tornare a essere felici. Ma prima capiamo cos’è, la depressione. Sì, perché non esiste una sola depressione. Iniziamo!

 

Cos’è, la depressione

La depressione è uno stato psicofisico di estremo disagio e sofferenza. Ma, in realtà, dovremmo parlare di “depressioni”.

Per non farmi mancare nulla, in passato ho vissuto in prima persona i disagi della depressione, per due volte: a 18 anni e una dozzina d’anni dopo. In entrambi i casi ero chiuso in me stesso e non provavo un grande interesse per ciò che mi circondava e toccava i miei sensi.

Ed è proprio questa la base della depressione.

Da un punto di vista biochimico, invece, possiamo parlare di bassi livelli del neurotrasmettitore serotonina.

E queste sono le basi comuni, diciamo. Ma esistono diversi livelli di depressione. Per questo, prima, parlavo di “depressioni”.

Il livello più serio è quello che ci porta a mettere in discussione la nostra stessa vita e che, purtroppo, a volte spinge i soggetti depressi persino al suicidio. In questi casi, il depresso è totalmente privo di interesse per la vita ed è attanagliato dai suoi pensieri negativi.

In casi simili, la cosa migliore che si possa fare è rivolgersi a terapie psicologiche e/o farmacologiche come quelle a base di SSRI, i cosiddetti “serotoninergici”, o inibitori della ricaptazione della serotonina (in pratica, farmaci che aumentano i livelli di serotonina in circolazione).

Purtroppo, però, non sempre i depressi riescono a farcela da soli, quindi è necessario che le persone a loro vicine li aiutino a uscire da quello stato, conducendoli verso le terapie.

L’altro livello di depressione è quella “non-clinica”, per così dire, quella che colpì anche me. Ci possono essere momenti in cui la vita ci mette KO, o ci va molto vicino. Momenti in cui siamo a terra, non vogliamo vedere nessuno, non vogliamo uscire, né goderci la quotidianità. Siamo comunque attanagliati da pensieri negativi e da sensazioni fisiche pesanti, ma in questi casi possiamo farcela anche da soli.

È in questi casi che il coaching può intervenire, non essendo terapia. Ed è in questi casi che si possono individuare strategie per uscire dal buio della depressione. Vediamo come.

 

Lo sport

Non tutti amano lo sport, me ne rendo conto, ma qui non sto parlando di fare i 100 metri ostacoli, o gare di tennis. Sto parlando di 30 minuti di camminata all’aria aperta, di aerobica, cyclette, sacco da boxe, salto alla corda, yoga o qualsiasi cosa ami fare.

Sarebbe meglio se tutto questo non lo facessi a casa, ma in palestra o all’aperto, insomma: in mezzo agli altri.

Lo sport apporta numerosi benefici, alla nostra salute, ristabilizza alcuni equilibri a livello dei neurotrasmettitori e a livello ormonale e ci fa sentire bene.

Attenzione solo a non cadere nella trappola del “devo allenarmi a tutti i costi o sono un fallito”!

Mantenere una costanza nell’allenamento è ottimo, ma non succede mica nulla se il lavoro o altri impegni ti fanno saltare sporadici appuntamenti con il tuo sport. Vivilo in serenità!

 

Modellare lo stato d’animo

Un’altra soluzione molto efficace è quella di rimodellare lo stato d’animo con sogni a occhi aperti.

Vuoi programmare un viaggio? Fallo. Chi se ne frega se poi non partirai e se lo sai già. Programmalo lo stesso. Vivi l’emozione del viaggio dentro di te.

Sembra un’idiozia, lo so, ma le neuroscienze ci hanno mostrato che la nostra mente non sa distinguere tra realtà e fantasia. Che si faccia qualcosa o la si immagini, nel cervello si attivano le medesime aree.

Quindi, se vivi uno stato di depressione e tristezza, fai in modo che nel cervello si attivino le aree della gioia e della serenità attraverso la visualizzazione mentale di scene idilliache.

Io utilizzo spesso le tecniche di visualizzazione mentale, lasciando che sia il mio cliente, nel corso dell’esercizio, a scegliere cosa visualizzare e come. Io mi limito a semplificare il lavoro con indicazioni generiche. E funziona molto bene!

 

Il reinquadramento cognitivo

Nel libro “Intelligenza emotiva”, Daniel Goleman utilizza il termine “reinquadramento cognitivo” per indicare quell’attività mentale che ci permette di riconsiderare un evento spiacevole.

Se hai chiuso un rapporto d’amore, ad esempio, potresti essere vittima di uno stato depressivo. A questo punto, la mente ti porterà verso un turbinio di pensieri su ciò che hai perso, su quanto starai male, su paure come il rimanere single a vita e cose del genere.

Interrompi questi pensieri guardando l’evento da un altro punto di vista. Cambia anche le parole.

Non è stata una “separazione”, ma un “cambio di stato”, ad esempio. Non hai perso qualcosa, ma sei entrato/a in un nuovo periodo della tua vita. “Oggi è il primo giorno del resto della tua vita”, questa frase la si legge spesso. Ed è vero.

Prova a ragionare non su cosa hai perso ma su cosa ti aspetta, o su cosa non andava bene, nel rapporto, che ora non dovrai sopportare più. Guarda avanti, è questo che facciamo, nel coaching, non scendiamo nel problema, non scaviamo, non rimuginiamo, ma guardiamo avanti. Le sessioni di coaching iniziano sempre con l’individuazione di un obiettivo positivo, quindi puntiamo al futuro.

Fa parte di questo processo di “reinquadramento cognitivo” anche il prendere in considerazione la condizione di chi sta peggio di noi. Si dice, a volte, “pensa a chi sta peggio di te”. Ed è vero, funziona, ci fa inquadrare in modo diverso la nostra situazione con il classico, “almeno io non sto così male, c’è chi sta peggio di me”.

È brutto, lo so. Ma, a mali estremi…

 

Esci e parla (ma non del problema)

Esci, cerca gli amici e le amiche. Quando caddi in depressione la seconda volta, da adulto, il giorno prima di partire per un viaggio con un mio caro amico, lo chiamai e gli dissi che avrei regalato il mio biglietto e il mio pernottamento a un altro nostro amico. Non sarei partito più.

Solo il suo disappunto mi fece ragionare sull’errore che stavo commettendo e, anche se contro voglia, partii comunque. Ero sicuro che sarebbe stata la settimana più brutta della mia vita. E invece… sembra quasi una storiella in stile motivatore americano, ma è la verità: fu meravigliosa!

Una settimana fantastica e fu proprio quella vacanza a farmi uscire dal tunnel della depressione.

È difficile, lo so, e se il mio amico non mi avesse trattato così male non sarei partito nemmeno io, ma bisogna farsi forza. Come se si stesse per svolgere un lavoro che odiamo. O come se fossimo costretti a camminare di nuovo dopo un lungo infortunio alle gambe.

È uno sforzo immane e già sappiamo che soffriremo (anche se poi non è vero), ma va fatto.

Non chiuderti nella solitudine, come vorrebbe la depressione, cerca le persone con cui stai bene e parla con loro. Ma non parlare del tuo problema o di come ti senti male, altrimenti stai rimuginando e rinforzando il problema stesso. Parla d’altro, distraiti, lascia che siano gli amici a condurre il discorso e seguili. Se provano a chiederti come stai, rispondi “bene” e chiudi lì.

Andate avanti.

 

Cerca appagamento e risultati

L’appagamento è ottimo, nello stato depressivo. Ma dipende dal tipo.

Ci sono appagamenti che non portano a nulla, o che sono addirittura deleteri, come l’alcol, il cibo spazzatura, le droghe.

Cerchiamo appagamento sensoriale a buon prezzo, semplice, veloce. Ma non funziona.

Impegnati, invece, in qualche lavoretto semplice che ti dia soddisfazioni vere.

Alcuni esempi?

  • Cura la tua persona
  • Rimetti a posto quell’armadio che non riordini da tempo
  • Cambia look
  • Butta cose vecchie e inutili che tieni chiuse in cassetti e sgabuzzini
  • Riordina i file e le cartelle del tuo computer

E cose del genere.

Non hai idea di quanto facciano star bene! 🙂

 

Fai beneficenza

Questo è più difficile, come compito. Quando siamo depressi siamo alieni a tutto e tutti. Nel migliore dei casi, se cerchiamo di reagire, pensiamo a noi stessi e non al prossimo. Ma fare del bene è qualcosa di ineguagliabile.

Siamo stati progettati così da millenni di evoluzione.

“Vuoi sopravvivere e restare parte del tuo branco, oh uomo? Allora prenditi cura degli altri membri e crea legami affettivi”. Questo ci dice il nostro cervello primordiale e istintivo. Poi il cervello evoluto trasforma il tutto in: “Aiuta il tuo prossimo, dona felicità a chi soffre”.

Provaci e mi dirai.

 

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