Come superare le paure?

Come superare le paure?

Vediamo come superare le paure, ma soprattutto quando è il caso di superarle e quando no. In questo articolo parlerò di una delle più potenti emozioni che abbiamo.

 

Come superare le paure: da dove nascono?

Per sconfiggere un nemico bisogna prima conoscerlo. Quindi, per superare le paure dobbiamo capire da dove nascono e cos’è la paura.

La paura è un’emozione primaria di difesa che accomuna tutte le specie animali. Già questo ci fa capire quanto sia importante, se l’evoluzione ha scelto di mantenerla al di là delle differenziazioni. In effetti, si tratta di un meccanismo fondamentale per la sopravvivenza.

Se ci trovassimo in un vicolo poco illuminato e vedessimo un’ombra, in piena notte, solo la paura potrebbe salvarci, scatenando il meccanismo di lotta o fuga. Se non avessimo paura di un’aggressione, ce ne staremo lì ad aspettare e potremmo rischiare la vita.

È solo un esempio, ma rende l’idea. È grazie alla paura se non saliamo su un cornicione a fare zumba. Ci siamo capiti? Quindi, il primo concetto da sottolineare è che la paura è essenziale ed è nostra alleata, non nostra nemica.

 

Come superare le paure: la razionalità umana

Come ho spiegato in questo articolo, il nostro cervello è più complesso rispetto a quello di altri animali. Anche se siamo esseri razionali, però, in noi l’amigdala è comunque più veloce e la risposta emotiva parte sempre prima delle altre. A volte, addirittura, l’emotività si fa condizionare, per così dire, proprio dalla complessità del nostro cervello.

Ecco allora che le paure prendono forme diverse e complesse, in noi umani, tra cui alcune patologiche o comunque invalidanti. Ci sono le fobie, ovvero paure irrazionali e spesso immotivate nei confronti di oggetti, luoghi o animali. Poi c’è l’ansia, ovvero la paura di qualcosa che non c’è ma che potrebbe arrivare o accadere. E le paure hanno un ruolo importante anche nei disturbi ossessivo-compulsivi, anche in questo caso in maniera spesso immotivata.

Quindi? Non dovevamo parlare di razionalità?

Esatto, il modo migliore per superare le paure è razionalizzarle. Che siano patologiche, invalidanti, o semplicemente forti, le paure possono essere razionalizzate dalla nostra corteccia cerebrale, come ti ho spiegato in questo articolo. Ma attenzione a non confondere la razionalizzazione e la gestione della paura con la sua soppressione. Come dicevo prima, la paura è fondamentale per la sopravvivenza e poi anestetizzare la paura vuol dire anestetizzare anche le altre emozioni: amore, gioia, sorpresa e così via. Vuoi davvero vivere come un robot?

Con la pratica, però, si possono riconoscere per tempo le reazioni alla paura e gestirle razionalmente, per trarre il massimo beneficio da questa potente emozione e non esserne sopraffatti. Quindi si prende la paura, si accoglie e si gestisce. Si interviene velocemente ma in un secondo momento, dopo la sua comparsa.

Gran parte delle tecniche più efficaci fanno capo alla terapia razionale emotiva comportamentale ideata da Albert Ellis (la REBT). Ci sono tecniche di esposizione graduale allo stimolo pauroso per ritardare e gestire sempre più la risposta emotiva, ad esempio. Oppure ci sono tecniche per la verbalizzazione della paura, sia in forma scritta che orale. Di soluzioni, insomma, ce ne sono e sono molto efficaci (parlo per esperienza diretta).

In questo articolo, però, voglio parlarti di un processo di razionalizzazione particolare, che ci permette al tempo stesso anche di entrare più in contatto con noi stessi.

Seguimi.

 

Come superare le paure: accettare la vulnerabilità

Viviamo in un contesto culturale che spesso nega la paura e nega la possibilità di essere vulnerabili.

Queste dinamiche sociali e questi aspetti valoriali della nostra cultura ci hanno portato verso un approccio da guerriglia nelle comunicazioni, nel business e nei rapporti umani quotidiani. Ma ci ha portato anche verso una lotta interiore che spesso ci fa star male e alla quale non vogliamo (o possiamo) rinunciare.

Sto parlando della metafora del teatro ideata dal sociologo Goffman: esiste una scena e un retroscena, nelle nostre vite, ciò che mostriamo e ciò che siamo. Ci ricorda anche le maschere di Pirandello, vero? Quello che voglio dire è che se da un lato dobbiamo essere guerrieri che si fingono invincibili (e a volte serve), nel nostro intimo, nel retroscena, siamo comunque esseri viventi vulnerabili, come tutti. E questo non possiamo negarlo, non a noi.

Eppure non vogliamo ammetterlo. Nemmeno a noi.

Questo è uno dei punti principali sia per un ritorno a una sana relazione con noi stessi, sia per il superamento di molte paure. Dobbiamo lasciare da parte la vergogna di avere paura, di essere vulnerabili. Solo così potremo partire per il percorso di accettazione e gestione.

In un divertente e intenso Ted Talk, Brené Brown (famosa studiosa dei rapporti umani) ha parlato della sua ricerca sul senso di vulnerabilità, sulla vergogna e sulla dignità. Ha intervistato molte persone e lavorato per sei anni su questo progetto. Le conclusioni sono molto interessanti.

Le persone da lei intervistate che provavano un senso di dignità e non di vergogna avevano un tratto distintivo, rispetto alle altre che reagivano in modo diverso: erano in connessione amorevole con sé stessi e anche con la loro vergogna e la loro vulnerabilità. In particolare:

  • Avevano il coraggio di essere imperfette e vulnerabili
  • Erano compassionevoli con loro stesse (e di conseguenza con gli altri)
  • Avevano abbandonato il loro Sé ideale, per trovare il vero Sé

Insomma, queste persone hanno detto: sai che c’è? Io non sono come vuole la società o le persone che ho intorno, io sono un essere vivente, sono vulnerabile, ho anche paura e mi amo così.

Ciò che ci rende imperfetti e vulnerabili ci rende veri. Nel coaching spesso si parla di uscire dalla “zona di comfort”. Ecco, amarsi come esseri imperfetti e vulnerabili vuol dire anche questo: mettersi in gioco e provarci. Non è forse questa una paura? Riesco a farti vedere la connessione tra le due cose?

Accettando la nostra vulnerabilità possiamo permetterci di avere paura, di razionalizzarla se cerca di prendere il sopravvento, ma soprattutto di accettarla. Abbiamo paura tutti i giorni ed è giusto che sia così.

Abbiamo paura di ammalarci, di essere licenziati, di dire “ti amo”, di morire. Come atto di compensazione cerchiamo certezze, ma la vita è fondata sull’incertezza. E il circolo vizioso si innesca. Possiamo programmare le cose fino a un certo punto, ma poi c’è l’imprevedibilità che rende le nostre vite complesse e in molti casi anche affascinanti e degne di essere vissute.

Ho paura di sbagliare? Ok, normale. “Al mondo non esiste nessuno che non ha sbagliato una volta” cantava Morandi, ed è così. Il perfezionismo dei nostri tempi è una reazione alla paura di essere vulnerabili (forse la madre di tutte le paure). Nessuno è perfetto, ce lo diciamo spesso ma non ci crediamo. Eppure è così. Abbandoniamo l’idea della perfezione e abbracciamo l’imperfezione, la vulnerabilità, le paure.

Questo è il punto di partenza per ogni percorso di superamento delle paure.

Ho combattuto nelle arti marziali per molti anni e ora seguo diversi atleti marziali. Tutti abbiamo in comune una cosa: non importa da quanto tempo combatti, quando sali sul ring hai paura, anche se sai di essere più forte dell’avversario. Perché nasconderlo? Perché siamo guerrieri! Ma tutti i guerrieri hanno paura. E non siamo forse tutti guerrieri, nelle nostre vite quotidiane?

Non si tratta di pura filosofia, ma di scienza, come avrai capito. Funzioniamo così.

 

Come superare le paure: un esercizio

Nel dicembre 2013 un ragazzo, in pieno giorno, non vide che stavo arrivando. Uscì dal ponte di casa con la sua auto, mi tagliò la strada e mi fece cappottare. Uscii vivo per miracolo dall’incidente, ma la mia mano sinistra dovette subire 3 interventi chirurgici. Furono 6 mesi lunghissimi.

Sapevo che la mia amigdala stava già rimuginando, preparando una risposta del tipo “non guidare più o morirai presto!”. Sapevo che dovevo intervenire subito. Così feci un semplice esercizio: inizia a scrivere l’accaduto, ma in modo particolare: riscrissi la mia storia personale di quel momento con me come eroe e con la paura come alleata. Ok, poi questo diventò un romanzo, ma la cosa mi è scappata di mano. 😊

Tu non devi per forza scriverci su un romanzo, basta riscrivere per un paio di settimane di fila, tutti i giorni, la tua storia personale riguardo ciò che ti fa paura.

In sostanza, si tratta di scrivere una storia (ma che sia di vita reale) in cui tu affronti il tuo senso di vulnerabilità in una situazione di paura specifica. In cui ti accetti come vulnerabile e affronti la tua paura con amore e complicità, fino a superarla e a risolvere il problema che ti affligge, proprio come un vero eroe. La domanda di partenza che darà vita al testo è: qual è la paura più forte che vivo, al momento? E da lì partire.

Accetta la tua vulnerabilità e comprendi che sei un guerriero/una guerriera eroe proprio perché hai paura e sei vulnerabile. Descrivi la situazione della paura e descrivi le tue reazioni desiderate, di accettazione della paura e superamento delle avversità. Nella storia, amati per ciò che sei: un essere imperfetto e vulnerabile come tutti quelli di questo mondo. Abbraccia l’amore per te e per il mondo, in questa storia. E scrivi in terza persona, funziona meglio.

Al termine del lavoro ti sentirai un’altra persona, cambiata, rinata, con la propria vita in mano. Ti sentirai al sicuro e la paura sarà tua alleata. E se non bastano 15 giorni, fanne 30, o 60 o 365, non ci sono controindicazioni, ognuno ha i suoi tempi. Alle volte, accettare la propria vulnerabilità riesce a trascinare con sé il superamento di diverse paure, perché molte nascono proprio dalla paura di essere vulnerabili.

In questo percorso il coaching può aiutarti molto.

 

Come superare le paure: conclusioni

Il modo migliore per superare le paure, per non esserne vittima e farne tesoro, dunque, è quello di razionalizzarle attraverso un processo di accettazione della nostra vulnerabilità. Non serve a nulla aver paura della paura. In alcuni casi servono percorsi terapeutici, chiaro, ma questo può rappresentare il punto di partenza per ogni scelta.

In questo modo le paure arriveranno, è naturale, ma le accetteremo e ce le faremo amiche. Sapremo che sono parte di noi e che sono nostre alleate nella sopravvivenza quotidiana.

Quindi… niente paura. 😉

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