Come restare in buona salute

Come restare in buona salute

Come restare in buona salute tutto l’anno? Un obiettivo che vorremmo raggiungere tutti, ma che spesso viene messo in disparte, pensando che i problemi si risolvano da soli e che tutto possa passare con una pillola o con il trascorrere dei mesi.

Ma non è così che va. Il mantenimento di uno stato di salute ottimale passa sia attraverso politiche di salute pubblica, sia attraverso le nostre scelte e i nostri comportamenti.

In questo articolo ti mostrerò pratiche, azioni ed elementi che permettono di restare in salute. Partirò da una visione più ampia, a livello istituzionale, per poi arrivare alla dimensione del singolo individuo per capire cosa è sotto il nostro diretto controllo, dove agire e a cosa prestare attenzione.

 

Come restare in buona salute: il ruolo del sistema sanitario

Il sistema sanitario ha un ruolo importante sulla salute di ogni singolo individuo. Gli organi governativi e gli stakeholders della salute (dai singoli medici alle strutture ospedaliere e specializzate) devono unire le loro forze per la creazione di policy che vadano verso 2 diverse direzioni:

  • La prevenzione delle malattie
  • Una migliore assistenza dei malati

Ma come agire?

Esiste un approccio chiamato “Health in All Policies”, termine coniato in Europa durante la presidenza finlandese dell’Unione Europea, nel 2006. Un approccio da adottare prima di tutto a livello nazionale e poi anche sovranazionale.

Molte specifiche di questa strategia di azione incontrano quanto emerso dal progetto Success Factor Modeling for Healthcare, il primo studio al mondo che applica al sistema della salute il modello Success Factor Modeling (SFM) sviluppato da Robert Dilts, ricercatore, autore e consulente di fama mondiale.

Grazie alla mia amica e coach ICF Emanuela Mazza ho avuto la possibilità di partecipare al progetto che, nel mese di febbraio 2020, ha visto la presentazione privata dei risultati da parte di Emanuela Mazza, Robert Dilts e il Professor Antonio Gasbarrini, Direttore del Dipartimento di Medicina Interna del Policlinico Gemelli IRCCS di Roma.

Lo studio è partito da una domanda base: quali sono i fattori che distinguono i casi di successo da quelli di insuccesso, nel sistema sanitario? Questo ha permesso di mapparli e organizzarli in un modello, per individuare le strategie da mettere in atto.

Il modello si basa su un insieme di 3 elementi:

  • definizione di obiettivi
  • azioni
  • il mindset

Chi conosce il coaching avrà già visto un approccio “coach” in questi elementi. Ma andiamo per passi e vediamo punto per punto.

Nella sfera degli obiettivi ciò che crea il successo, nel sistema salute, è il raggiungimento dei seguenti:

  • il coinvolgimento di tutti i tipi di professionisti
  • le relazioni e le interazioni tra i professionisti
  • la conoscenza dei propri ruoli e compiti
  • una comunicazione medico-paziente efficace
  • organizzazione e assistenza sanitaria efficaci ed efficienti

Tra le azioni, invece, troviamo:

  • la creazione di protocolli per comunicare e affrontare questioni chiave
  • una forte interrelazione tra i professionisti
  • prescrizioni per rispondere a situazioni particolari
  • il coinvolgimento e la collaborazione
  • lavori di routine e procedure da seguire

Passiamo infine al mindset, ovvero all’approccio mentale. Qui sono necessari:

  • abilità comunicative
  • intelligenza emotiva ed empatia, perché i pazienti vengono prima di tutto
  • abilità interpersonali, per aiutare i pazienti ad affrontare il problema
  • abilità di problem solving, per superare efficacemente le difficoltà
  • la consapevolezza e la competenza derivanti da aggiornamenti tecnici costanti

Proprio come definito anche dall’approccio “Health in All Policies” di cui parlavo prima: unire le forze e muoversi contemporaneamente in diverse direzioni per giungere insieme all’obiettivo finale sembra essere la strategia migliore.

Faccio un esempio.

Mentre scrivo questo articolo, in tutto il mondo (Italia compresa) imperversa il SARS-CoV-2, meglio conosciuto come “coronavirus”. L’arrivo di questo virus ha mostrato i punti di forza e i punti deboli dei vari sistemi sanitari mondiali.

Di sicuro i punti di forza sono stati l’empatia e la professionalità del personale medico e paramedico. Tra i punti deboli, che possono essere rinforzati studiando il modello di Dilts, invece, annoterei l’assenza di protocolli e prescrizioni per affrontare da subito l’emergenza, un’unità di pensiero tra i vari stakeholders e la conseguente strategia di comunicazione (chi giustamente diceva di stare attenti e prendere subito precauzioni, chi diceva “non è altro che influenza”).

Di fronte a uno stato di malattia è importante sapere come comportarsi, che i ruoli siano chiari e condivisi e che vi siano protocolli da seguire. Ma è altrettanto importante riuscire a prevenirlo, lo stato di malattia.

Nel caso del virus è certamente difficile, ma pensiamo alle malattie non trasmissibili come il diabete, il cancro o i disturbi cardiocircolatori. Governo e stakeholders possono fare molto per evitarle, e qui entriamo nell’ambito della comunicazione, altro punto in comune tra “Health in All Policies” e il Success Factor Modeling.

Come restare in buona salute: informare e informarsi

Quando entriamo nel mondo della comunicazione, le responsabilità sono condivise. Se è vero che le istituzioni e il mondo scientifico hanno il dovere di informare, noi cittadini abbiamo il dovere di informarci.

Nell’era del web è sempre più facile farlo, basta visitare siti seri e non blog farlocchi o profili social di non addetti ai lavori. Ecco alcuni siti a cui far riferimento (oltre a www.sereniefelici.it, ovviamente 😉):

  • who.int (il sito dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, in inglese)
  • salute.gov.it (il sito del nostro Ministero della Salute)

Sono solo dei suggerimenti, di sicuro troverai molti seri professionisti con i loro siti, in giro per il web.

Questi soggetti hanno il dovere, come dicevo, di informare correttamente la popolazione. Tornando sul tema delle malattie non trasmissibili, Ezzati and Riboli, nel 2013 hanno individuato alcuni fattori di rischio:

  • Fumare sigarette
  • Consumare alcool
  • Mangiare in modo scorretto
  • Non fare attività fisica
  • La presenza di sovrappeso e obesità

Se è vero che alcune problematiche possono dipendere da predisposizioni genetiche, è anche vero che molto si può fare con dei comportamenti di vita salutari. È necessaria, dunque, una corretta e costante informazione medico-paziente (come emerso dal modello di Dilts) che non si limiti solo al momento della malattia, ma anche alla sua prevenzione, con una comunicazione diretta (in visita e negli studi) e con campagne di sensibilizzazione.

D’altro canto, prevenire le malattie è un bene sia per le persone che per le casse dello Stato. Quindi conviene a tutti.

 

Come restare in buona salute: l’essere umano come insieme

Ora andiamo nella dimensione “persona”.

Tutti, sia i potenziali pazienti che i medici, dovrebbero iniziare a guardare all’essere umano come a un organismo, quindi a un insieme di sistemi che cooperano e che possono subire influenze sia interne che esterne in grado di comprometterne l’omeostasi generale (l’equilibrio di salute).

Il Professor Gasbarrini, nell’evento di febbraio, ha detto che lui dedica molto tempo all’analisi della vita dei suoi pazienti. Ed è un’azione utilissima!

In medicina è noto che un sintomo può essere generato da più cause, quindi è necessario analizzare per bene ogni aspetto della vita di una persona per capire quali siano le reali cause e da cosa siano generate.

Di nuovo, faccio un esempio.

Il sistema digerente è dotato di un sistema nervoso dedicato, detto sistema nervoso enterico. Questo sistema, parte del sistema nervoso autonomo, regola diverse funzioni gastro-intestinali e risente dell’attività dei sistemi simpatico e parasimpatico. Il primo si attiva in condizioni di stress, il secondo in condizioni di relax, per farla breve.

Quindi un problema a livello gastro-intestinale può essere generato da condizioni perduranti di stress. Ma da cosa è generato questo stress? Possono essere mille, questi fattori, e vanno indagati.

Un ambiente di vita o di lavoro malsano incide moltissimo sulla nostra salute. Abitare in quartieri caratterizzati da smog, attriti interpersonali, criminalità e abitazioni piccole e scomode ha un forte impatto sulla nostra salute. Lavorare in ambienti sporchi, inadeguati o carichi di tensioni anche.

Tutto ciò deve portare verso una visione olistica di noi. E non devono farlo solo i medici, ma ognuno, nel suo piccolo. Quando si dice che nessuno ci conosce meglio di noi stessi è vero, ma solo se siamo così attenti da prendere coscienza di ciò che influisce sulla nostra salute (nel bene e nel male).

I medici, dal canto loro, devono prendere in considerazione la persona e vederla nella sua interezza, con empatia e umanità, non solo come un paziente dei tanti.

 

Come restare in buona salute: le buone pratiche quotidiane

Fermo restando che ci saranno sempre alti e bassi nel nostro stato di salute, vediamo le buone pratiche quotidiane per mantenere l’omeostasi, per quanto è sotto il nostro controllo.

Prima di tutto è necessario evitare vizi che possano compromettere lo stato di salute generale. Spesso si dice che tutto ciò che è buono o divertente faccia male. Non è detto. Si può mangiare e ci si può divertire in mille modi, senza compromettere la nostra salute. E lo si può fare con gusto ed entusiasmo.

Dobbiamo solo imparare a cambiare il nostro stile di vita e gli elementi a cui prestiamo attenzione. Smettere di fumare o di bere alcool è uno dei punti fondamentali. Non mi addentrerò nei problemi che questi vizi causano ai nostri organi interni, ma sai bene che li distruggono. Puoi farcela da te, oppure richiedere il supporto di professionisti, per smettere. Ma bisogna farlo subito.

Poi inizia a fare attività fisica. Spesso la nostra vita è divisa tra lo stare seduti in ufficio, lo stare seduti in auto e poi sul divano. Quando si dice che il corpo è come una macchina, in parte è vero. Se non lo si usa, si atrofizza e, oltre alla perdita del tono muscolare che ci fa belli in spiaggia, prendono vita una serie di problemi a catena nei vari sistemi che compongono il nostro organismo.

Quanto allenarsi, quindi? A bassa intensità almeno 30 minuti 5 volte a settimana. Ad alta intensità anche 5 o 10 minuti 5 volte a settimana. Ma l’allenamento ad alta intensità è riservato solo alle persone allenate e in buona salute, altrimenti si rischia grosso.

Come allenarsi? Dipende dai tuoi gusti:

  • Camminata veloce
  • Running
  • Pesi
  • Cyclette
  • TRX
  • Zumba
  • Danza
  • Arti marziali
  • Yoga

Sono solo delle idee. Ma prima fai sempre una visita dal tuo medico e chiedi se puoi iniziare quel tipo di sport. Fa’ attenzione al fai da te, o rischi lesioni e problemi vari.

Infine, il cibo.

Non è detto che mangiare sano sia poco gustoso. Forse non sai come si cucinano e condiscono alcuni alimenti. Ti assicuro che ci sono piatti sani gustosissimi.

Anche qui: cosa mangiare?

L’OMS consiglia di ridurre al 30% delle calorie totali quotidiane il consumo di grassi, al 10% quello dei grassi saturi e all’1% i grassi trans. Lo zucchero deve scendere sotto il 10%, meglio se sotto il 5%, mentre il sale non deve superare i 5 grammi al giorno.

È importante mangiare 5 porzioni totali di verdura, frutta secca, legumi e frutta fresca al giorno (senza esagerare con la frutta, che contiene il fruttosio). Evitare cibi pronti e condimenti troppo ricchi di sale (occhio perché il sale si trova ovunque, anche nel pane e nei prodotti preconfezionati).

È poi consigliabile mangiare prodotti con farine integrali, perché sono ricche di vitamine e fibre che, una volta nell’intestino, si legano ai grassi ed evitano che entrino in circolazione in eccesso nel sangue. E poi fanno “massa” e aiutano la motilità intestinale. La 2010 Dietary Guidelines ci dice che il 50% dei cereali ingerito ogni giorno dovrebbe derivare da farine integrali.

E poi, pesce e carne? Il pesce è ottimo, anche perché contiene acidi grassi (Omega-3), come la frutta secca, quindi è consigliabile, anche se non tutti i giorni. Le carni meglio ridurle a una volta a settimana, mangiare carni bianche ed evitare quelle lavorate, inserite dall’OMS tra i cibi cancerogeni.

Un nutrizionista esperto potrà sicuramente indicarti una dieta ad hoc.

 

Come restare in buona salute: conclusioni

Ecco questo è un piccolo riassunto degli elementi che influiscono sul nostro stato di salute. Su alcuni possiamo agire direttamente e su altri indirettamente. Insomma: ogni giorno possiamo fare molto per vivere meglio e aiutare anche gli altri a farlo. Sta a noi decidere quando iniziare.

Un consiglio? Inizia ora.

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