Come migliorare le prestazioni sportive?

COME MIGLIORARE LE PRESTAZIONI SPORTIVE?

 

Migliorare le prestazioni sportive (ma anche lavorative) è un risultato legato a doppio filo a un atteggiamento mentale potenziante. Come si può vincere una gara, o innalzare le proprie prestazioni con un atteggiamento mentale disfunzionale?

Certo, bisogna conoscere la tecnica e aver maturato esperienza, nel proprio campo, ma questo lo do per scontato. Infatti parlavo di “innalzare” le prestazioni e ciò implica che vi sia già un lavoro, dietro.

Tuttavia, nonostante questo lavoro, spesso si arriva a un punto in cui sembra che non si possa fare di più e, soprattutto nello sport, non si trova un modo per superare i propri limiti. Allenarsi maggiormente, d’altro canto, vorrebbe dire incorrere in tutti i problemi del sovrallenamento e, non di rado, inficiare anche le prestazioni già ottenute.

E, dunque, il segreto per migliorare le proprie prestazioni sportive è nella mente.

Ti faccio un esempio personale.

Nel 2002 partecipai alla Blue Dragon Cup Intercontinental Championship, torneo internazionale di arti marziali dedicato al kung fu.

Per tutto il periodo antecedente il torneo, mi allenai senza soste. Univo allenamenti di spinning, per “fare fiato”, ad allenamenti di kung fu, combattimenti con i colleghi di corso a combattimenti con amici di altri discipline marziali.

In quei mesi, però, avvertivo una strana sensazione. Era come se, nonostante la pratica, non fossi davvero padrone di me, delle mie prestazioni sportive. Come se camminassi su un filo pronto a spezzarsi alla minima vibrazione. Vivevo nella precarietà. Avvertivo una tensione interna dovuta alla paura di non riuscire a terminare l’incontro, una volta lì, paura che la tensione mi togliesse il fiato.

Cosa feci, allora? Lavorai d’istinto. E iniziai ad accrescere la mia consapevolezza, senza sapere cosa stessi realmente facendo. Sentivo solo che funzionava. Quale consapevolezza? La consapevolezza delle mie sensazioni fisiche, la consapevolezza del mio stato interiore, la consapevolezza dell’ambiente.

Risultato: portai a casa la medaglia d’oro! 😉

La consapevolezza. Tanto era bastato, per sentirmi più sicuro e salire sul tatami carico e pronto.

Sembra fuori dal mondo, detto così, vero? Ma funziona! Ne parla anche John Whitmore, nel suo libro “Coaching”, una pietra miliare della nostra professione.

 

COME MIGLIORARE LE PRESTAZIONI SPORTIVE CON LA CONSAPEVOLEZZA

Nella vita di tutti i giorni siamo presi da mille pensieri e raramente troviamo il tempo per accrescere la nostra consapevolezza, per prestare attenzione ai dettagli. Per questo, alle volte, sentiamo di non poter gestire la situazione (come è capitato a me).

Se ora ti chiedessi di descrivermi, nei dettagli, cosa c’è davanti a te, senza distogliere lo sguardo da questo articolo. Mi sapresti rispondere? Nei dettagli, mi raccomando. E se ti chiedessi in che posizione sono i tuoi piedi? Sapresti rispondere subito? Spero di sì, ma temo di no.

Ecco, la consapevolezza è proprio questo: riuscire a concentrarsi appieno sul momento presente.

Nel caso dello sport, si tratta di concentrarsi su ciò che accade intorno a noi (i movimenti dell’avversario, i movimenti dei compagni di squadra…) e su ciò che accade dentro noi (la cosiddetta “autoconsapevolezza”) senza che questo distolga l’attenzione dal resto.

Una sorta di “concentrazione olistica”. Una sensazione estremamente piacevole, credimi.

Calciare un pallone è ben diverso da calciare un pallone con la consapevolezza delle tensioni muscolari, dell’angolazione articolare e dell’equilibrio. Con questo tipo di attenzione possiamo migliorare nettamente le nostre prestazioni e andare a lavorare su quei dettagli che fanno la differenza.

Nel mio caso di prima, ad esempio, un conto era sferrare un pugno, altra cosa era sferrare un pugno consapevole dell’allineamento del corpo e della forza prodotta, così da ottenere il massimo risultato.

 

E IL COACHING PUÒ FARE QUALCOSA PER MIGLIORARE LE PRESTAZIONI SPORTIVE?

Sì, il coaching può creare consapevolezza (in qualsiasi àmbito) è proprio un punto chiave del processo di coaching. Il coach, con domande specifiche, aiuta il cliente a esplorare aree di pensiero e di attenzione che da solo non ha mai (o ha raramente) esplorato.

Questo processo, peraltro, porta il cliente ad assimilare un metodo che potrà riutilizzare ogni volta che ne avrà bisogno. Il risultato ottimale, per noi coach, infatti, è che il cliente impari a fare selfcoaching, a essere coach di se stesso.

Certo, non è semplice, ma ci si può riuscire: la pratica fa miracoli. Se fai sport da alcuni anni, lo hai provato già sulla tua pelle. Anni fa, nel momento in cui hai iniziato ad allenarti, dubito che tu fossi in grado di fare ciò che sai fare oggi. Giusto? La pratica fa miracoli! E può insegnarti anche a fare selfcoaching, all’occorrenza.

 

E ora, prenditi cinque minuti per renderti conto di cosa sta accadendo dentro e fuori di te. Se vuoi, poi scrivi le tue sensazioni nei commenti.

 

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Creare consapevolezza e responsabilità è l’essenza di un buon coaching.

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