Intelligenza emotiva: come gestire le emozioni e non perdere il controllo

Intelligenza emotiva: come gestire le emozioni e non perdere il controllo

Vediamo come imparare a gestire le emozioni, per essere più felici.

Per molti anni si è pensato che le emozioni fossero un problema, perché impediscono i ragionamenti logici, la parte più “nobile” ed “evoluta” della nostra mente. Oggi, invece, sappiamo che le emozioni sono fondamentali per una vita serena e per i rapporti sociali.

Ma perché alle volte perdiamo il controllo? Cosa ci porta verso rabbia o paure ingestibili? Come gestirle, queste benedette emozioni?

Queste domande sono alla base degli studi sull’intelligenza emotiva, quella branca della psicologia che studia, appunto, il nostro cervello emotivo. Per questo motivo, prima di spiegarti come gestire l’emotività, devo per forza spiegarti come è strutturato il nostro cervello.

Nulla di accademico, promesso. 🙂

 

Come gestire le emozioni e come è fatto il nostro cervello

Il cervello - Il tronco encefalico

Il neurologo MacLean, tempo fa disse che il nostro cervello è diviso in 3: il primo cervello, più vecchio, è il cosiddetto “cervello rettile”, poi c’è quello “limbico“, deputato all’emotività, e poi la “neocorteccia” che comprende tutte le nostre abilità umane (linguaggio, pensiero logico, creatività…).

In realtà, però, questa è una mera semplificazione. Le neuroscienze ci hanno insegnato che il cervello è un sistema e, quindi, alla base vi è un funzionamento integrato di vari “settori”.

Prendiamo in esame la gestione delle emozioni.

Di sicuro la parte più conosciuta è l’amigdala, luogo da cui nascono le nostre emozioni. Ma non lavora da sola. Interagisce con l’ippocampo, che si occupa della memoria, ma anche con l’ipotalamo, collegamento tra il sistema nervoso e quello endocrino, e con il talamo, che filtra le informazioni sensoriali per noi rilevanti. Poi, nelle emozioni complesse come gelosia, tristezza o amore, entra in gioco anche la corteccia, con le sue funzioni più “alte” ed “evolute”.

Ma non lavora solo il cervello.

Le emozioni generano reazioni in tutto il corpo. Il cervelletto, infatti, traduce le nostre emozioni in risposte del sistema nervoso autonomo e motorio, “dialogando” con il tronco encefalico (che è molto più “intelligente” di quanto si credesse un tempo, leggi qui).

Peraltro, anche l’amigdala è in grado di memorizzare. Memorizza le sensazioni emotive di un evento. Ed è in grado di immagazzinare quantità enormi di ricordi emotivi. E tanto più è forte l’evento che ha scatenato quelle risposte emotive, tanto più sarà forte la risposta dell’amigdala dinanzi a un evento uguale o che lo ricorda. L’amigdala, infatti, ha anche una buona capacità di astrazione. Ma ha anche lo scopo di usare le informazioni sensoriali per simulare le azioni degli altri e decidere di conseguenza, come ci dice questa ricerca.

Io ricordo perfettamente il momento in cui seppi che le Torri Gemelle erano state attaccate. E conosco la storia di una donna che da piccola aveva subìto un gravissimo trauma, a mare. Da grande, questa donna non solo aveva attacchi di panico andando a mare, ma anche andando in riva a un lago che non mostrava le sponde e che, quindi, per la sua amigdala era come il mare.

Insomma, il concetto è che il nostro cervello e tutto il nostro corpo sono un meraviglioso grande sistema interconnesso, formato da tanti piccoli sistemi che dialogano tra loro.

Ciò vuol dire che un’esperienza emotiva positiva può permetterci di apprendere meglio ciò che studiamo, mentre una negativa ce lo fa dimenticare in fretta (collegamento amigdala-ippocampo). E vuol dire che provare emozioni belle ci fa star bene e rilascia ormoni “buoni” (per via del collegamento con l’ipotalamo), mentre quelle negative rilasciano ormoni “cattivi”, come il cortisolo (conosciuto anche come l’ormone dello stress).

 

Come gestire le emozioni: la nostra evoluzione

Il cervello limbico

Negli animali le reazioni emotive sono più evidenti, perché non hanno la corteccia che abbiamo noi, che ci permette di gestirle. Quindi dirai: perché, se possiamo gestirle, le emozioni spesso prendono il sopravvento?

Perché siamo programmati così. Siamo animali anche noi. E serve allenamento mentale, per imparare a gestirle.

La nostra neocorteccia si è sviluppata nel corso di millenni. E fino al suo avvento siamo stati governati dalle sole emozioni, come gli altri mammiferi. Elemento molto importante, questo. Perché? Perché il “cervello emozionale” ha ancora un peso importantissimo, nella gestione dei nostri pensieri e delle conseguenti azioni.

Mi spiego: quando i nostri sensi rilevano un qualcosa, gli stimoli arrivano al talamo. Ora cosa accade? Parte di questi stimoli viene inviata dal talamo alla neocorteccia, che li elabora, ma una buona parte viene inviata direttamente all’amigdala, che è molto veloce, nella risposta, perché più semplice, primitiva.

Da un punto di vista evolutivo, questo ha senso: se mi trovo davanti a un cespuglio e mi sembra di vedere un predatore, meglio fuggire subito anziché star lì a riflettere se si tratti solo di un effetto ottico. Potremmo morire. Ma la vita di oggi è più complessa di quella “primitiva”. Ecco perché l’emozione, nonostante siamo “molto evoluti”, continua a partire prima del pensiero razionale ed ecco perché genera problemi, a volte.

 

Come gestire le emozioni: perché perdiamo il controllo?

È stato rilevato che esistono dei collegamenti diretti tra l’amigdala e la neocorteccia. Collegamenti fisici, fasci di neuroni. È stato anche rilevato che la neocorteccia possiede due aree deputate al riconoscimento e alla gestione delle emozioni negative: il lobo prefrontale destro e quello sinistro.

Il lobo prefrontale destro è deputato al riconoscimento delle emozioni negative (“questa è rabbia”, “questa è paura”…), quello sinistro fa da moderatore, a eccezione delle reazioni più violente e ancestrali. In pratica, in situazioni normali, l’amigdala propone, il lobo destro riconosce le emozioni negative e il lobo sinistro dispone il da farsi.

Tuttavia, non sempre questo sistema funziona a dovere.

Daniel Goleman, nel suo libro “Intelligenza emotiva”, una pietra miliare che ti consiglio di leggere, parla di “sequestro neurale”. Ora ti spiego.

In sostanza, dinanzi a forti stimoli sensoriali, o a forti ricordi emotivi, l’amigdala ordina all’intero organismo, cervello compreso, di starla ad ascoltare. Detta ordini e tutti obbediscono.

In queste situazioni, in casi estremi, scattano i raptus. O, più comunemente, si perde il controllo e si inveisce contro qualcuno.

In fondo, come dicevo: per milioni di anni questo sistema ha funzionato a dovere, ha permesso la sopravvivenza, e funziona ancora oggi. È del tutto normale. Ma noi umani abbiamo una vita diversa da quella dei nostri amici e antenati pelosi e dobbiamo imparare a gestirci.

 

Come gestire le emozioni: tecniche e strategie

Finora ti ho mostrato le basi neurologiche delle emozioni. Ciò che ora è importante comprendere è che le emozioni, di per sé, non sono altro che interpretazioni della nostra mente.

Mi spiego meglio.

Il nostro cervello è strutturato per interpretare il mondo, per dare un senso a esso. Così, quando riceviamo degli input, il cervello inizia a interpretare queste sensazioni. Ed è da questi pensieri, da queste interpretazioni che nascono le emozioni.

Come ci insegna la Terapia Razionale Emotiva Comportamentale (REBT), sono i nostri pensieri a fare la differenza. Se un parente mi incrocia per strada e non mi saluta posso pensare diverse cose. Se penso che ce l’ha con me senza motivo, posso dar vita a rabbia e togliergli il saluto. Se penso che ha qualche problema, che è sovrappensiero e magari necessita di aiuto, darò vita a solidarietà e voglia di supportarlo.

Come vedi, dunque, non è l’evento in sé a generare l’emozione, ma la nostra interpretazione. E questo ci porta a 2 conseguenze:

  1. possiamo gestire le nostre emozioni, non ne siamo vittime
  2. abbiamo la responsabilità di riuscirci e non lasciarci andare

Ed eccoci al cuore dell’articolo: dobbiamo imparare a gestire le emozioni.

Un esercizio nel quale tutti dovremmo impegnarci è quello dell’autoconsapevolezza. Dovremmo sviluppare la capacità di analizzare le emozioni negative a livello razionale nel momento stesso in cui prendono vita.

Possiamo anche tirare un insulto, o digrignare i denti, o pensare di pestare qualcuno. E questa è la reazione dell’amigdala. Ma in questo momento possiamo ritardare sempre più la risposta, in un crescendo di autocontrollo e autoconsapevolezza. Proprio come faremmo con un esercizio in palestra.

Spesso aiuta il tirare un bel respiro. E poi riflettere.

“Cosa sto provando? È rabbia? Allora devo calmarmi, pensare ad altro.”

Se perdiamo il controllo, se non sviluppiamo una buona intelligenza emotiva, tutte le nostre altre capacità andranno a farsi benedire. Inutile avere un elevato quoziente intellettivo, che viene misurato sulla base delle capacità mentali più “umane” ed evolute, come il pensiero razionale, se poi siamo vittime di “sequestri neurali” e non in grado di pensare.

Forti emozioni possono mettere in discussione anche le nostre capacità lavorative e relazionali.

La cosiddetta memoria di lavoro, ovvero la capacità di immagazzinare e processare quelle informazioni che ci permettono di portare a termine un determinato compito, prende vita nella neocorteccia. Che a sua volta è connessa con l’amigdala, come detto. Quindi, forti risposte emotive compromettono le nostre capacità lavorative, mandano in confusione i pensieri e generano errori.

Lo abbiamo provato tutti, almeno una volta.

A cosa serve, dunque, avere lauree, master ed essere dei professionisti in vista se poi non si sanno gestire le emozioni?

Occorre, dunque, imparare a riflettere sulle nostre emozioni e sui pensieri che si generano da esse. Ciò che aiuta molto è la verbalizzazione delle emozioni, perché permette l’attivazione di precise aree della neocorteccia in grado di aiutarci (dato che è lì che risiede il linguaggio, come detto).

Verbalizza. Scrivi. Parla tra te e te. “Cosa sto provando? Ah sì, è rabbia. Cosa posso fare, per calmarmi?”.

Ecco perché sarebbe importantissimo portare una cultura dell’intelligenza emotiva nelle scuole, così che sin da piccoli si sappiano gestire le proprie emozioni. Sarebbe un valore enorme, per il singolo individuo e per la società. Già, perché non nasciamo con la capacità innata di gestirle, come avrai capito. Occorre allenamento. Da piccoli è più semplice, da adulti occorre faticare di più.

Per ora, qui in Italia non se ne parla. Ma la speranza è l’ultima a morire.

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