Come essere vincenti, nello sport così come nella vita?

Come essere vincenti, nello sport così come nella vita?

 

Come essere vincenti è un dubbio amletico, sia nello sport che nella vita. Eppure c’è un particolare, per essere un vincente, a cui nessuno pensa: sbagliare.

 

La paura di sbagliare

Tutti abbiamo paura di sbagliare. Perché? Non lo so, può essere perché i nostri genitori ci hanno detto di stare attenti agli errori. Perché la maestra e i professori ci hanno punito, per ogni errore. Perché gli amici ci hanno deriso, per i nostri errori. Non ci interessa.

Dobbiamo sapere solo che i motivi sono tanti e fanno tutti capo a convinzioni limitanti. Proprio quelle che noi coach scardiniamo, con il nostro lavoro di domande e risposte, nelle sessioni.

Negli anni, ci siamo convinti che l’errore sia il diavolo in persona. Abbiamo paura. E più possediamo una personalità ansiosa, più abbiamo paura.

La conseguenza di questa paura di sbagliare è l’immobilità. Restiamo fermi dove siamo, senza mai progredire. Perdiamo le migliori occasioni per dare una svolta alla nostra vita, in questo modo.

Il mondo è pieno di persone che soffrono per il rimpianto di non aver fatto quella determinata cosa. Si va dal chiedere a una persona che ci piace di uscire con noi perché abbiamo paura di sbagliare tattica e prenderci un “no”, sino al rifiutare un lavoro o al non intraprendere un allenamento perché gli altri che lo fanno da tempo saranno più bravi di noi e ci derideranno o puniranno per gli errori.

Basta!

Rompi le catene!

Osa!

Se l’errore che potrai commettere non avrà gravi conseguenze, osa!

 

Come essere vincenti: cosa non fare

Per superare queste ancestrali paure occorre cambiare atteggiamento mentale. Chi ha già effettuato sessioni di coaching sa di cosa parlo e sa di quanto potenziante sia questo atto.

Non sempre ci si riesce da soli, per questo ci siamo noi coach, ma ci si può provare. In fondo… anche se si sbaglia… che male c’è? 😉

Ma come riconoscere la paura di sbagliare? La paura di sbagliare può prendere varie forme:

  • L’ipergeneralizzazione: un singolo errore ci fa generalizzare e credere che non valiamo nulla, che sbaglieremo sempre, che non siamo capaci. Ma ci troviamo di fronte a un singolo errore. e se anche fosse una serie di errori, è del tutto illogico pensare che si sia dei falliti. Il pensiero giusto non è “ho sbagliato tutto” (magari aggiungendo un “come sempre”), ma “ho commesso uno sbaglio”. È chiara la differenza? L’errore non siamo noi, ma quell’azione che abbiamo compiuto. Punto.
  • La scelta: scegliere ci pone davanti a un’indecisione immobilizzante. Mi sposo o no? Mi iscrivo in palestra o no? Affronto quell’avversario in gara o mi ritiro? Cosa muove questa angoscia? Indovina un po’… la paura di fare la scelta sbagliata!
  • La procrastinazione: rimandare, rimandare, rimandare. Ci penserò dopo. Lo farò dopo. Non è il momento giusto. Perché? Ancora una volta perché si ha paura di sbagliare. Se non si fa, non si sbaglia. Un atleta che rinvia all’infinito la sua gara o il match per il titolo. L’impiegato o il manager che redige la lista delle cose da fare e poi le rimanda. Dietro c’è quella maledetta paura di sbagliare.
  • La perfezione: qui entriamo quasi nel mondo delle fobie. Chi cerca la perfezione è attanagliato dalla paura dell’errore. Qualsiasi cosa che non sia l’eccellenza è un errore. Il perfezionista associa la stima di sé alla performance. Mai cadere in questa trappola!

 

L’atteggiamento mentale per essere un vincente

Uno psicanalista, in questo caso, andrebbe a scandagliare i perché di queste paure, entrando nel merito dell’autostima e di come questa sia stata condizionata in età infantile o adolescenziale. Un po’ quello che dicevo all’inizio di questo articolo.

Ma a cosa serve scavare nel problema?

Il coaching non guarda al passato, ma al futuro.

Le neuroscienze ci hanno insegnato che il nostro sistema nervoso è plastico e che, a qualsiasi età, si può rimodellare il nostro pensiero e il nostro atteggiamento, grazie all’esercizio costante.

Dunque: guardiamo al futuro e iniziamo a rimodellare il nostro pensiero.

In pratica, devi fare ciò che, in maniera più incisiva, facciamo noi coach: metti in discussione le tue convinzioni limitanti e vai oltre. Puoi farlo in vari modi:

  • Scrivi su un foglio ciò che ti hanno insegnato i più grandi errori che hai commesso
  • Scrivi cosa non avresti oggi, se non avessi commesso quegli errori
  • Quando commetti un errore, scrivi e razionalizza l’esperienza, con obiettività
  • Fai più attenzione agli errori degli altri, tutti ne commettono, ogni giorno, lo sapevi?

Sono solo degli esempi. È importante, se si è genitori, insegnare la cultura dell’errore anche ai bambini. Il vero errore, quello grave, sta nel non fare, nel non tentare. E se si riprova e sbaglia di nuovo, pazienza. Arriverà il momento in cui non sbaglierà più, in quel campo.

Se la paura di sbagliare ci attanagliasse sin da bebè, oggi nessuno di noi sarebbe capace di camminare. Quante volte siamo caduti, prima di riuscirvi?

Che i bimbi e gli adulti si sentano liberi di sbagliare e di sbagliare anche un’altra volta a una ancora, finché non si riesce. Gli errori sono le pietre miliari che segnano il nostro cammino verso l’eccellenza e la conoscenza di noi stessi.

Tutti siamo soggetti a errori, nel momento in cui agiamo. È naturale. Bisogna comprendere che non siamo degli sfigati perché abbia sbagliato, ma degli eroi perché abbiamo avuto il coraggio di tentare.

Ammettiamo i nostri errori, che male c’è? Siamo esseri umani! Basta guardare i casi di cronaca politica per rendersi conto di quanto assurdo e umiliante sia l’atteggiamento di non ammettere i propri errori. Si fa una figura pessima, nel momento in cui vengono scoperti.

È normale che sbagliare ci facci star male, anche perché le conseguenze, a volte, fanno più male del senso di frustrazione che abbiamo dentro. Ma la vita va così. Pensare di non sbagliare mai è assurdo.

E poi, ogni errore ha qualcosa da insegnarci. Impariamo a imparare.

 

Esempi di un vincente (anzi, più di uno…)

Ed ecco alcuni esempi celebri di personaggi vincenti che ho trovato sulla rivista “Mind”.

 

Il fenomenale Michael Jordan ha sbagliato più di 9.000 tiri, ha perso quasi 300 partite e ha sbagliato 26 tiri vincenti dopo che la squadra si era affidata a lui. E dice: «Ho sbagliato molti tiri perché ho tirato».

 

Carolina Kostner è caduta tante volte, sui pattini. Ha commesso molti errori. Ma si è sempre rialzata. Nel 2006 ha 19 anni ed è la favorita, ma si piazza al nono posto. Un mese dopo è dodicesima ai campionati del mondo. Ma nel 2012 vince l’oro mondiale. E non è la sua unica grande vittoria, come sappiamo.

 

Olimpiadi, 100 metri piani. Justin Gatlin vince l’oro nel 2004, ma 2 anni dopo è positivo al testosterone ed è squalificato per 4 anni. Grave errore! Ma non si arrende. Nel 2017 torna alla grande e batte nientemeno che Usain Bolt e fa un record del mondo: con i suoi 35 anni è il più “anziano” atleta ad aver vinto un oro ai 100 metri olimpionici.

 

Andre Agassi è stato un campione di tennis memorabile. Fin quando non si è infortunato al polso e ha avuto problemi sentimentali. È sceso dal primo al 141esimo posto, nella classifica mondiale. Si è arreso? No! è tornato qualche anno dopo alla grande, con vittorie da urlo.

 

Infine, leggi l’intervista che ho fatto al campione del mondo di MMA, Mauro Cerilli.

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