Come comunicare con gli altri efficacemente

Come comunicare con gli altri efficacemente

Sapere come comunicare con gli altri efficacemente è fondamentale per noi umani, che siamo animali sociali dotati di un codice di comunicazione speciale: il linguaggio.

Tra l’altro, viviamo nell’epoca dell’informazione. La moneta sonante, come molti la definiscono, è la capacità di comunicare ed essere informati. Quindi, in questo secolo, chi non ha queste capacità (qualunque cosa faccia nella vita) è penalizzato e resta un passo indietro agli altri.

Spesso crediamo che comunicare voglia dire scrivere messaggi su Whatsapp o sui social, ma è come pensare che essere medico voglia dire sapersi misurare la febbre.

Lo psicologo Howard Gardner ha individuato almeno 8 diverse intelligenze, in ogni essere umano, e una di queste è quella interpersonale: la capacità di creare rapporti e, quindi, comunicare. Proprio quell’intelligenza che stiamo lasciando in disparte, trascinati dagli impulsi tecnologici e dalle prese di posizione personale.

Pensa a quante volte hai evitato un dialogo solo perché non avevi voglia di sentirti contraddire, o di confrontarti con idee diverse. E pensa a quante volte hai preferito un messaggino o una videochiamata a una chiacchierata dal vivo.

Secondo un famoso studio della Pew Reserarch, viviamo in tempi difficili, dove ci sono polarizzazioni ed estremizzazioni di pensiero. Dove non ci ascoltiamo e decidiamo sulla base delle nostre convinzioni. Un punto critico per la crescita personale e sociale.

Per questi motivi la situazione è complessa. In questo articolo ti spiego cosa significa comunicare efficacemente, quali sono le tecniche per comunicare bene e altro ancora.

 

Come comunicare con gli altri: impara ad ascoltare

Il primo punto da tenere in considerazione è l’ascolto.

In molti corsi di crescita personale (ormai tutti fanno “crescita personale”) ti insegnano molte cose, come inclinare il capo, annuire, sorridere, ripetere quello che la persona ha appena detto. Così fai vedere che stai prestando attenzione. Non commento, perché trovo che sia una follia.

Non bisogna far vedere che si sta prestando attenzione. Bisogna prestare attenzione. È diverso.

La nostra società è spesso basata sull’idea dell’apparire, del mostrare, e non sull’idea del fare. Ecco, questo ne è un chiaro esempio. Se vuoi essere tra quelli che “fanno vedere”, puoi anche chiudere l’articolo qui. Se invece se tra quelli che amano “fare”, allora continua.

Perché comunicare vuol dire “fare”, non “apparire”. Questo è bene che lo comprendano anche molti pseudoesperti di comunicazione.

Ok, mi sono sfogato abbastanza. Torniamo a noi.

Per ascoltare, dunque, bisogna prestare davvero attenzione. E per prestare attenzione bisogna essere presenti nel qui e ora. Molti guardano il cellulare, mentre “ascoltano”. Altri pensano al passato o al futuro. Questa è mancanza di rispetto, la persona davanti a noi sta investendo il suo tempo e lo sta facendo con noi. Oltre questo, se non c’è vero ascolto non c’è dialogo. Allora meglio chiudere subito così nessuno perde tempo prezioso.

Per superare queste barriere poniti in uno stato interiore di curiosità. In ogni conversazione, con qualsiasi persona, puoi imparare qualcosa. Ma devi sapere ascoltare e avere voglia di imparare, per farlo davvero.

In breve: ascolta per imparare, non per capire cosa rispondere.

 

Come comunicare con gli altri: fai avanzare la conversazione

Quando capirai che sarà il tuo turno e dovrai parlare, poni domande intelligenti, porta la conversazione un passo avanti.

Riformulare quello che l’altro dice (come insegnano alcuni pseudoguru) annoia e rende la conversazione statica. L’altro pensa: “Ma è cretino? L’ho appena detto io.”.

Se vuoi porre domande, poni domande aperte. Quando intervisto qualcuno, come giornalista, o quando faccio coaching, faccio iniziare le mie domande con le cosiddette “WH questions”: when (quando), why (perché), where (dove), what (cosa), who (chi), how (come). Si tratta di domande che aprono la mente dell’altra persona e le permettono di fare ragionamenti.

In questo modo avrai risposte più interessanti e la discussione andrà avanti. Tra tutte, la domanda meno potente è quella che inizi con “chi”, la tengo di scorta solo se serve davvero.

Se non devi porre domande, di’ la tua (seguendo le regole successive). Ma segui sempre il flusso della conversazione. Porta avanti il dialogo, fallo avanzare verso nuovi dettagli e nuovi ragionamenti. Sarà interessantissimo e coinvolgente.

Se ti viene voglia di parlare mentre parla l’altra persona, respira e attendi. Forse quello che vuoi dire tra un minuto non sarà più necessario e non seguirà più il flusso della conversazione. Se invece sarà ancora importante dirlo, dillo quando sarà il tuo turno, prima appuntalo mentalmente.

 

Come comunicare con gli altri: non fare paragoni e non giudicare

Spesso, anche con buone intenzioni, facciamo paragoni tra noi e gli altri. Se l’altra persona ci dice che ha problemi sul lavoro, noi replichiamo “anche io, lascia stare, come ti capisco”, o peggio “non dirlo a me, non hai idea di cosa io stia passando” e cose del genere.

Pessima strategia.

Nessuna vita è uguale alle altre. Rispettiamo l’altra persona e ciò che dice, senza fare paragoni o emettere giudizi. Se verrà infastidita dalle nostre parole, non potremo prendercela, perché sarà solo colpa nostra.

 

Come comunicare con gli altri: usa bene i pronomi e i rimproveri

Soprattutto “io” e “tu”. Il “tu” è meglio non usarlo quando si tratta di errori o cose spiacevoli. Anziché dire “tu non dovevi fare così”, meglio dire “io avrei fatto in altro modo”, se proprio ci viene richiesto un parere (capita spesso tra amici fidati).

Si tratta di portare rispetto per le opinioni altrui. Dire “hai torto” o cose del genere è il modo migliore per restare soli. A te piacerebbe sentirlo dire? Se c’è da rimproverare, molti consigliano di partire con un elogio e poi con il rimprovero. Invece è come mostrare un martello per poi far capire che lo useremo per rompergli la testa.

Il classico “sei stato davvero in gamba bravo. Tuttavia…”. Ecco, quell’avverbio… quel “tuttavia”, oppure un “ma…” distruggono tutto e ci insegnano che quando riceviamo un elogio è solo per indorare la pillola. Da quella persona non posso aspettarmi che questo.

Se c’è da rimproverare, meglio fare il contrario: prima il rimprovero e poi il lato positivo della faccenda. Il lato positivo può essere cosa si è imparato da quell’errore, per esempio, o qualcosa di buono fatto nonostante l’errore.

In questo modo non faremo sentire l’altra persona colpevole, ma esprimeremo un nostro parere personale richiesto su ciò che noi avremmo fatto. Perché, di nuovo, noi non siamo l’altra persona.

Il “tu” meglio usarlo per dare valore all’altro. Del tipo “tu come stai?”, oppure “tu come la vedi”? in questo modo daremo attenzione al pensiero e all’identità dell’altro, creando una conversazione interessante.

 

Come comunicare con gli altri: essere brevi

Quando dobbiamo dire una cosa a qualcuno meglio essere brevi. I tempi di attenzione sono bassi e si sono abbassati ulteriormente negli ultimi anni.

Se ripetiamo le stesse cose o riempiamo il discorso con dettagli o sottostorie che complicano il tutto risultiamo antipatici, logorroici e gli altri ci terranno a distanza.

E non essere autopromozionale, non serve, non sei in gara e non devi raccogliere voti per le prossime elezioni. Dai valore alla conversazione e all’altra persona in modo sincero. Punto.

Smettiamola di pensare in modo egoistico, di volere per forza parlare e tenere la scena per darci importanza, fare minicomizi o per metterci su un piedistallo. La conversazione, come dicevo, non è una gara e non è gerarchica: siamo a pari livello.

 

Come comunicare con gli altri: niente sfide

Questo punto lo approfondisco perché molti pensano alla conversazione come a una sfida. Non è così.

Come dicevo prima, siamo a pari livello. Se ci comporteremo da persone adulte ed educate verrà fuori il meglio di noi e impareremo qualcosa a vicenda.

Invece, troppo spesso ci troviamo a voler avere ragione a tutti i costi, perché non possiamo permetterci di sbagliare, perché non possiamo ammettere di avere torto, perché bla bla bla.

Butta via tutta questa immondizia, apri la mente e sii umile, con onestà.

Questo atteggiamento mostrerà subito all’altra persona che siamo amici, che non stiamo sul piede di guerra e come reazione dei neuroni specchio, anche l’altra persona manterrà un atteggiamento amichevole e di apertura mentale.

 

Come comunicare con gli altri: ammettere errori e ignoranza

Se sbagliamo o se non conosciamo un argomento, basta dirlo. Chiedere scusa se si sbaglia e chiedere informazioni se non si conosce un argomento è segno di umiltà e di rispetto verso l’altro.

È anche un’ottima opportunità di crescita, perché è attraverso gli errori e imparando ciò che non si conosce che si matura e si migliora. Un’occasione da non perdere, insomma.

 

Come comunicare con gli altri: evita il “no”

Nel film “Il negoziatore”, Samuel L. Jackson dice al negoziatore che ucciderà un ostaggio ogni volta che sentirà dire “no”. Un po’ eccessiva come reazione, ma rende l’idea. 😊

Il “no” infastidisce perché crea subito un muro, distanza, e soprattutto gerarchia. Chi dice “no” si pone come migliore (e più in alto) di chi lo riceve come risposta. Rende antipatici e innervosisce. Spesso, se ripetuto più volte, può generare anche reazioni eccessive.

In questi casi, cosa fare? Alcuni pseudoesperti consigliano frasi tipo: “Sì, ma è anche vero che…”. Abbastanza fastidioso per la stessa regola di prima: la congiunzione (ma, tuttavia, oppure…) porta l’attenzione sulla seconda parte e ti fa capire che ti sta prendendo in giro.

Meglio essere schietti, ma senza usare il “no”. Qualcosa del tipo: “Scusa, ma la vedo diversamente”.

Un altro utilizzo del “no” è come domanda. “Bisogna fare così, no?”. Anche in questo caso crea gerarchia ed è pure ironico. Come a dire “idiota, chiaro che bisogna fare così, io lo so e tu non ci arrivi?”.

In questi casi è semplicemente da evitare l’uso del “no”, senza sostituirlo. Alle volte si tratta di un’abitudine e bisogna imparare a farci caso per poterla eliminare del tutto.

Meglio utilizzare il “no” solo quando serve realmente, del tipo: “Hai sentito?”, “No, scusa, non ho sentito”.

 

Come comunicare con gli altri: conclusioni

Queste sono alcune regole generali per avere una buona conversazione. Non sono le uniche, ma se entri nell’atteggiamento mentale giusto, le altre non serviranno. Credimi.

In questo Ted Talk vengono riportate alcune di queste strategie in modo simpatico e chiaro.

Se poi vorrai sviluppare ancor più le tue doti, potrai pensare al coaching e al mental training. 😉

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