Come vincere l’ansia da prestazione e aumentare la concentrazione sportiva

Come vincere l’ansia da prestazione e aumentare la concentrazione sportiva

 

Non conto quante volte gli atleti si sono rivolti a me chiedendomi di aiutarli a capire come aumentare la concentrazione sportiva e vincere l’ansia da prestazione.

Se si pensa all’attività sportiva, da non sportivi, si è portati a pensare che le maggiori difficoltà stiano nel competere con l’avversario. Tuttavia, come ci ha insegnato Timothy Gallwey, ideatore del coaching, già verso la fine degli anni Settanta, la vera sfida, in ogni gara, si svolge dentro di noi.

Sembra una frase da guru orientale, ma è vero: il principale avversario da sconfiggere è il nostro pensiero disfunzionale. Dobbiamo, prima di tutto, gareggiare contro noi stessi, anche se abbiamo un avversario di fronte.

Quindi, vediamo un po’ come aumentare la concentrazione sportiva e vincere l’ansia da prestazione che attanaglia un po’ tutti, prima o poi, e che è frutto proprio di pensieri disfunzionali.

 

Sintomi da ansia di prestazione sportiva e ansia pre-gara

I sintomi dell’ansia da prestazione variano da individuo a individuo, da atleta ad atleta. In genere, però, fanno tutti capo alla stessa fonte: quella sensazione che qualcosa sfugga al nostro controllo.

Ci sono passato anche io. Agli inizi del nuovo millennio, infatti, sono stato un atleta di kung fu. Ho vinto l’oro intercontinentale e l’oro al campionato italiano. Al di là della sfida in sé, confermo che il vero avversario da sconfiggere è stato proprio il mio pensiero.

Quella vocina interiore che ti dice mille cose strane e spiacevoli, mentre tu vorresti solo concentrarti sul qui e ora, sulle prestazioni e sull’avversario.

Nel titolo di questo paragrafo ho fatto una distinzione tra ansia da prestazione e ansia pre-gara perché l’ansia da prestazione si verifica nel momento in cui ci troviamo ad affrontare la sfida. Quel pensiero che dice “porca miseria, la giostra è partita, ma io non mi sento pronto”.

L’ansia pre-gara, invece, prende vita prima. Ci attanaglia quando la nostra mente inizia a pensare a ciò che accadrà, magari non ci fa dormire la notte prima, o ci toglie in fiato prima di gareggiare. Sono molto simili e differiscono sostanzialmente dal momento in cui prendono forma.

Quindi, per riassumere, per fermare l’ansia da prestazione occorre prima saperne riconoscere i sintomi e poi intervenire per tempo, prima che si impossessi di noi. Bloccare quella vocina interiore prima che si alzi di volume e ci convinca con le sue stupidaggini.

 

Come vincere l’ansia da prestazione

Per far fronte alle dicerie della nostra vocina interiore occorre tornare a concentrarci sul qui e ora.

Facile a dirsi, difficile a farsi.

Bisogna imparare a gestire il pensiero, a convogliare l’attenzione verso le nostre sensazioni fisiche, verso gli stimoli sensoriali, verso ciò che ci fa stare nel mondo materiale. Dobbiamo acuire i sensi come un giaguaro a caccia, come un lupo nella notte.

Quando svolgo sessioni di sport coaching, sia per sport individuali, che da combattimento o da squadra, spesso mi ritrovo a lavorare sul campo da gioco dell’atleta. Lo seguo durante le sue prestazioni sportive, i suoi allenamenti, oppure organizziamo sessioni di allenamento private, ma sempre sul campo.

Questo perché l’atleta deve lavorare sulla sua connessione corpo-mente. E poi deve tornare a vivere l’esperienza della sfida come qualcosa di vivo, di bello, di positivo. Il divertimento e l’apprendimento, infatti, sono due elementi fondamentali per la buona riuscita delle prestazioni sportive.

Te ne accorgi subito, quando un atleta si sta divertendo. È naturale, determinato, sembra spensierato, come se stesse danzando.

Alcune volte, però, questo approccio non funziona ed è necessario svolgere sessioni prettamente mentali e poco fisiche. Si tratta di tutti quei casi in cui il problema è soprattutto emotivo.

In questi ultimi casi, la sfida principale è riuscire a scardinare le convinzioni limitanti che hanno portato l’atleta in un circolo vizioso che lo ha trascinato nel gorgo del calo motivazionale e prestazionale.

Non è raro, infatti, che seppur l’atleta si senta a suo agio sul campo, perché conosce la sua preparazione ed è un veterano dello sport, si senta comunque in difficoltà. E spesso non sa il perché. Anche quando si prova a lavorare sulle sensazioni fisiche, c’è qualcosa che lo blocca.

È chiaro, quindi, che il problema si celi più in profondità, su convinzioni che ha costruito nel tempo.

 

Come combattere l’ansia da prestazione e l’ansia pre-gara con il flow

Lavorando su questi aspetti, il coach porta l’atleta ai suoi massimi livelli. Lo sport coaching, infatti, non permette solo di risolvere i problemi, ma anche di innalzare le qualità e le prestazioni atletiche.

La British Psycological Society (l’associazione di psicologi britannici) ha dimostrato che inserire lo sport coaching all’interno dell’allenamento permette all’atleta di aumentare le sue prestazioni di almeno il 57%.

Ed ecco spiegato perché, anche in Italia, lo sport coaching è divenuto parte integrante della formazione atletica già in molti team e per molti atleti. Lo sport coaching, infatti, non sostituisce il lavoro del preparatore, del mister o di altre figure del team sportivo, ma si integra con esse al fine di garantire uno sviluppo armonico dell’atleta sul livello psico-fisico.

E questo vale soprattutto per le giovani promesse, per gli adolescenti.

Con questo tipo di integrazione, l’atleta miscela la preparazione tecnica e fisica con la sicurezza, la stabilità emotiva e la forza interiore, arrivando in quello stato di grazia che già nel 1975 lo psicologo statunitense Mihály Csíkszentmihályi ha definito “flow”, il flusso.

Si tratta della completa immersione nel compito che si sta svolgendo, nell’impegno, nella gara. Uno stato che nasce nel momento in cui ci troviamo ad affrontare una sfida che siamo tecnicamente pronti ad affrontare e che sappiamo gestire anche dal punto di vista mentale.

Non si cade nella noia o nella disattenzione, se il compito è semplice, e non si va in ansia, se è complesso. Si è presenti nel qui e ora, in completa armonia con le sensazioni fisiche e mentali, senza la vocina interiore e senza distrazioni sensoriali.

Ecco perché si definisce anche “stato di grazia”.

Tutto quanto detto sin qui vale per ogni tipo di sport, da quelli di squadra a quelli individuali, a quelli da combattimento, sino a quelli prettamente mentali come gli scacchi, il poker, il bridge e così via.

E tu? Hai mai provato questo stato?

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