Bufale: come riconoscerle e come difendersi

Bufale: come riconoscerle e come difendersi

 

Come riconoscere le bufale, sul web, e come difendersi per non diventarne vittima? Te lo spiego in questo articolo. Seguimi.

 

Come nascono le bufale

Le bufale, o fake news (notizie false), come le chiamano gli anglosassoni, possono prendere vita in mille modi, dentro e fuori dal web. Certo, il potere di diffusione di Internet fa sì che si diffondano più velocemente in Rete, ma anche nel mondo reale le cose non cambiano molto.

Qualche anno fa, da un’ingenua battuta di una collega di mia madre, venne fuori la falsa notizia che avessimo vinto 500.000 euro al Superenalotto (al quale, peraltro, non abbiamo mai giocato).

In breve tempo la notizia si diffuse così tanto che vennero inseriti particolari importanti, come il luogo in cui era stata giocata la schedina e così via. Si mobilitarono i giornalisti e ne uscirono fuori articoli appetitosi. Tanto appetitosi. Soprattutto per i criminali.

Qualche giorno dopo, infatti, fecero visita a casa dei miei (fortunatamente fallendo il colpo).

Io, allora, dovetti contattare i colleghi giornalisti e dire loro di pubblicare immediatamente un comunicato stampa che avrei diramato da lì a pochi minuti, in cui smentivo tutto e chiarivo la storia.

Questo ci fa capire 2 cose importanti:

  1. Nessuno è immune dalle bufale, nemmeno i professionisti dell’informazione
  2. Le bufale possono generare danni davvero importanti

Come hai visto, infatti, anche i giornalisti ci sono cascati. Perché? Per la voglia dello scoop.

Eppure, nel nostro lavoro (io sono anche giornalista, oltreché coach) è importantissimo verificare i fatti e le fonti, proprio per evitare di diffondere false notizie. Ma loro non si sono fermati neppure davanti alla negazione del proprietario del bar e hanno pensato che si stesse coprendo la privacy della presunta vincitrice (di cui tutti, ormai, conoscevano il nome).

 

Come si diffondono le bufale

Ti ho fornito un esempio personale, ma conosciamo bene le mille bufale che girano sul web, rese note grazie anche a siti che si danno da fare per scovarle, come bufale.net, butac.com o l’apripista attivissimo.it.

Si va dalle fake news complottistiche a quelle sugli immigrati, dalle fake news sul mondo dell’economia e dei servizi a quelle sulla morte di personaggi famosi, fino alle bufale politiche, talvolta messe in circolazione appositamente per dirottare voti e preferenze.

Un’indagine del sito Buzzfeed, infatti, ha rilevato un dato sconcertante: negli ultimi 3 mesi della già tanto discussa campagna elettorale americana che ha portato Trump al potere, 20 fake news hanno generato oltre un milione di reazioni in più rispetto a quelle generate da 20 notizie vere.

La diffusione delle bufale è dovuta a 3 fattori principali:

  • La loro appetibilità (si parla di qualcuno che conosciamo, soddisfano nostri bisogni, fanno scoop…)
  • La potenza dei mezzi di diffusione (i social media hanno innalzato esponenzialmente la loro viralità)
  • Le trappole mentali su cui fanno leva.

Qui, visto che si parla di mente e crescita personale, occupiamoci di queste ultime e vediamo come superarle.

 

La cultura contro le bufale

Ma perché sono così appetitose, le bufale, per il nostro cervello?

Le ragioni sono diverse. Prima di tutto ci sono ragioni biologiche e culturali.

Uno studio condotto su 400 persone presso l’Università di Ghent, in Belgio, ha dimostrato che il problema può essere generato da un declino cognitivo, per questioni biologiche o, più di frequente, a causa dell’invecchiamento (ecco perché le persone più avanti con l’età cadono nelle bufale con più facilità).

Un altro fattore scatenante è il livello culturale. Più è basso e più è facile cadere vittima delle bufale, così come dei pregiudizi che portano a pensieri estremisti, omofobi, xonofobi e di odio verso gli altri. Un buon livello culturale, infatti, ci permette addirittura di far fronte ai declini cognitivi e alle problematiche biologiche di cui parlavo prima.

Un esempio eclatante è la questione “vaccini”. Come mai sono nati i movimenti “no-vax”?

Se è vero che diversi professionisti, anche illustri, chiedono maggiori approfondimenti sul rapporto rischi/benefici dei vaccini (specie dopo la scoperta di un sistema linfatico nel cervello e le successive), è anche vero che, finché una tesi scientifica non viene confutata ufficialmente con ricerche valide e inequivocabili, occorre seguire i dettami del cosiddetto “consensus”, ovvero quanto affermato dalla maggior parte della letteratura scientifica di settore. Siccome non tutti lo sanno, i “no-vax” spopolano, specie sul web.

In casi particolarmente sentiti, come questo, poi, le reazioni emotive portano a prese di posizione esasperate, sia da un lato che dall’altro (basti vedere l’energica reazione istituzionale a questi movimenti). E il tutto s’ingigantisce, si autoalimenta.

Cosa fare, allora?

Prima di tutto, bisogna informarsi in maniera corretta e oggettiva, studiare su fonti ufficiali e verificare i fatti. Il fact checking, o verifica dei fatti, è alla base sia del giornalismo (quello serio) che del coaching (quello serio).

Anche nel coaching, infatti, aiutiamo i clienti ad andare oltre i propri pregiudizi e le opinioni campate in aria, per arrivare al nocciolo della questione, alla realtà dei fatti e raggiungere, così, i propri obiettivi di vita senza pensieri limitanti e ostacoli autoimposti.

La verifica dei fatti è importantissima. Te ne ho parlato anche in un altro articolo, in cui spiego come i politici giochino sulle nostre falle mentali per farci credere ciò che vogliono e farsi votare.

 

La ripetizione della bufala la rende vera

Eh sì, è proprio ciò che fanno i social network: permettono che la bufala venga ripetuta un’infinità di volte. E la nostra mente come reagisce? Reagisce dicendo: ok, l’ho sentita (o letta) così tante volte, che è di sicuro vera. E non operiamo il fact checking. Ci hanno fatto fessi!

Questo meccanismo fa leva su due strategie molto potenti:

  1. La ripetizione fa sì che la nostra mente prenda per vera una notizia, anche se non lo è (lo fanno anche i mass media, quando voglio far passare per forza un concetto)
  2. La riprova sociale descritta da Robert Cialdini

Il primo punto dà vita a quella che un esperimento condotto da Lynna Hasher ha rinominato “effetto dell’illusione di verità”. Esperimento convalidato e rafforzato da una sperimentazione condotta da Lisa Fazio, in cui si è dimostrato che la ripetizione genera un’illusione di verità anche in persone che sanno di trovarsi di fronte a una notizia falsa.

Questo si lega al cosiddetto “pregiudizio di salienza“.

Con pregiudizio di salienza si intende quella scorciatoia mentale (euristica) che ci porta a dare più peso alle informazioni per noi più visibili. Può essere una notizia che compare nelle prime pagine dei giornali, oppure, appunto, una fake news che continua a girare sul web.

Già nel 1973, gli scopritori delle euristiche, Amos Tversky e Daniel Kahneman scoprirono che crediamo vera una determinata notizia se questa ci torna alla mente con più facilità.

Tutti siamo soggetti a queste scorciatoie mentali create dalla natura per farci risparmiare energia e prendere decisioni repentine. Anche i giudici e anche i medici, purtroppo.

All’Università di Zurigo hanno calcolato che un medico può sbagliare dal 33% al 70% una diagnosi di tumore ai polmoni, o altre gravi malattie, se il paziente viene visitato in periodi dell’anno in cui sono molto frequenti malattie da raffreddamento.

Si tratta, dunque, di una strategia potentissima! Siamo portati a scambiare la familiarità di una notizia con la sua veridicità. Ci adagiamo e non verifichiamo i fatti, cadendo nella trappola. Ci hanno fatto fessi!

Il secondo punto, invece, tratta un argomento ancora più importante. Nel suo libro “Le armi della persuasione”, lo psicologo Robert Cialdini cita diverse tecniche utilizzate da politici e venditori per persuaderci a votare o comprare. Tra queste c’è la riprova sociale.

Di cosa si tratta? Il meccanismo è semplice ma potente: se tante persone (specie se io le conosco o le stimo) si esprimono con un determinato giudizio, vuol dire che hanno ragione.

Dunque, se tante persone sono in fila davanti a un negozio o a una discoteca, vuol dire che vale la pena entrare (ma spesso sono state messi lì appositamente per attirare pubblico con la riprova sociale). Se una pagina Facebook ha tanti “Mi piace” vuol dire che vale la pena che glielo metta anche io (capita spesso, però, che, in realtà, quei “like” siano stati acquistati e siano finti).

Se tante persone diffondono la foto di un ragazzo, indicandolo come molestatore di minori, va a finire che ci si creda e si contribuisca a diffondere la fake news, finché il ragazzo (in realtà innocente ed estraneo a tutto questo) non sia costretto a difendersi.

Se si diffondono molte notizie su crimini commessi da immigrati, il popolo si sentirà in bàlia di delinquenti stranieri e voterà chi promette di toglierli da questa situazione apocalittica. Se si diffondessero, invece, notizie come questa (un clandestino africano, in Francia, si arrampica sino al quarto piano di un palazzo per salvare un neonato che sta per cadere nel vuoto), o questa (un innocente scambiato per scafista passa 18 mesi in carcere), o ancora si parlasse del drammatico fenomeno del caporalato, ovvero coloro (italiani) che con gli immigrati fanno soldi a nero sfruttandoli (talvolta sino alla morte), lo stato mentale sugli immigrati cambierebbe. E anche il voto.

In realtà, al 2017 i dati ufficiali ci dicono che di più del 60% degli irregolari, in Italia, è costituito da overstayers, ovvero immigrati che sono giunti qui regolarmente ma che poi hanno visto scadere il loro permesso e non lo hanno mai rinnovato (perché non possono, chiaramente). Il controllo di questi casi è di competenza del Ministero dell’Interno. Così come è competenza italiana il controllo dello sbarco di clandestini con le cosiddette “barche fantasma” sulle nostre spiagge. Tra queste persone c’è un’alta possibilità che vi siano potenziali criminali e terroristi. Ma di questo non si parla, come mai? Come mai si chiudono i porti, invece, lasciando morire degli innocenti in mare? Come mai si dà la colpa solo all’Europa o agli altri Paesi?

Se pensi che le notizie virali, le fake news e altro nascano per puro caso, dovresti leggerti i libri di Ryan Holiday, uno dei maggiori manipolatori di notizie del mondo.

Notizie che mirano a fare soldi o a manipolare l’opinione collettiva su un determinato argomento, magari in vista delle prossime elezioni, vengono studiate a tavolino e rese virali da gruppi di professionisti, spesso pagati proprio dai partiti politici, o da grosse Società.

E quando dico che anche i professionisti dell’informazione sono vittime di queste trappole, faccio riferimento a casi ben noti a livello nazionale, come questo (il famoso servizio bufala de “Le Iene” sul gioco dei suicidi “Blue Whale”, per non parlare dei servizi dello stesso programma che hanno supportato il metodo Stamina).

Non sembra strano, quindi, che dal rapporto 2017 dell’Associazione Carta di Roma emerga che, negli ultimi 10 anni, le notizie di odio e ansia su determinati argomenti siano state diffuse proprio in concomitanza con le elezioni politiche

Come ho detto nell’altro articolo questi meccanismi si possono ritrovare anche nel tema del terrorismo. Dopo l’11 settembre siamo stati sottoposti a innumerevoli documentari, approfondimenti e video su quegli eventi drammatici e ci siamo convinti che quella al terrorismo debba essere la principale battaglia dell’Occidente.

Il dramma dell’11 settembre, però, è circoscritto a una precisa area geografica del mondo. Così come gli altri attentati avvenuti nell’Occidente. E si tratta di eventi che, nonostante facciano notizia per il dramma e i morti causati, si contano sulla punta delle dita.

Se si intende viaggiare, il pericolo maggiore è davvero quello di possibili attentati e dirottamenti?

Forse no…

Il New York Times ha calcolato che, dal 2001 al 2018, gli incidenti d’auto hanno causato stragi ben peggiori degli attentati terroristici. Nei soli Stati Uniti d’America sono state 400.000, le vittime di incidenti stradali. Ma gli atti terroristici fanno più notizia.

Di questi meccanismi ne parla anche il grande psicologo e linguista Steven Pinker nel suo libro “Il declino della violenza“: lo sapevi che quella che stiamo vivendo, dati statistici e storici alla mano, è l’era meno violenta della storia? Eppure, a sentire i TG, non si direbbe, vero?

Ma la domanda cruciale è: il prossimo viaggio lo farai in auto, o in aereo? 🙂

 

L’arma dell’autorità per diffondere bufale

Un’altra “arma della persuasione” individuata da Cialdini è quella dell’autorità.

Se quella notizia la diffonde un medico, una persona autorevole, vuol dire che è vera. Se il dottor Wakefield dice che i vaccini causano autismo, allora è vero. E niente vaccini. Poi, però, il medico viene radiato dall’albo perché ha falsato la ricerca.

Ma, intanto, la notizia si è diffusa a livello planetario e, per l’effetto dell’illusione di verità, anche chi ora sa che è una fake news continuerà a credere che sia reale, per via della potenza di diffusione.

Conclusioni: come difendersi

I dati, al 2018, sono allarmanti. L’82% degli italiani non sa distinguere una bufala. Leggi qui.

L’unica cosa da fare è verificare la verità con più fonti. Interpellare dei professionisti seri, girare per il web, su siti italiani o in lingua inglese, ma che siano seri e verifichino i fatti, controllare sui siti di bufale che ho menzionato prima… insomma, se si tiene veramente alle proprie azioni (che hanno sempre un peso sugli altri) e alla propria reputazione, bisogna ragionare con la propria testa e verificare i fatti.

Eccoti un piccolo vademecum su come analizzare in maniera critica un testo, o un video. Occorre sempre chiedersi:

  1. Di cosa si sta parlando?
  2. Qual è il punto di vista dell’autore? Come faccio a saperlo in maniera certa e non con mie opinioni?
  3. L’autore è neutrale? Prende le parti di qualcuno? Forse è stato pagato, o ha interessi? Come faccio a saperlo in maniera certa?
  4. L’autore mi sta dando delle prove oggettive? Oppure si tratta solo di sue opinioni? Le prove sono neutrali, o di parte?
  5. Come posso verificare da me, in maniera certa e oggettiva, le prove? Con quali fonti dirette e valide?
  6. Se le prove sono oggettive e reali, sono rilevanti, per l’argomento trattato? O sono messe lì solo per gettare fumo negli occhi e dare credibilità al tutto?
  7. Hai già letto o visto qualcosa, sull’argomento, da qualche parte? Ti ricorda qualcosa, quello che stai leggendo, o vedendo? Dove puoi ritrovarlo? Su cosa ti fa riflettere?
  8. Sei d’accordo o no, con quanto dice l’autore? Quali sono le tue motivazioni oggettive e comprovabili in maniera disinteressata?

Tutto questo è importantissimo, per sviluppare il pensiero critico.

Applica le suddette regole anche con questo articolo.

Sempre!

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